I Partiti Politici in Giappone nel periodo 1868-1913       di Enrico Pantalone

Parte seconda: la grande instabilità politica

 

 

Finito il periodo che potremmo definire arcaico della nascente strutturazione politica in Giappone, iniziò una fase nuova anche perché i fermenti sociali, come nel resto del mondo, determinavano nuove strategie e scelte istituzionali ed economiche.

Alcuni fuoriusciti del vecchio partito liberale, avevano fondato nel 1881 il Movimento Difesa dei Diritti del Popolo, votato all’azione diretta ed a provocare l’accensione della miccia tra gli odi già latenti da tempo tra potere e sfruttati.

Non siamo sicuramente ancora sulla linea di un partito socialista, ma l’accettazione di principi come l’azione diretta risponde a tratti alquanto rivoluzionari.

Già nel 1882 si hanno notizie di rivolte, poi soffocate nel sangue in alcune prefetture.

Scoppiarono altre rivolte guidate da fittizi partiti che s’ispiravano a determinate ideologie (contro le tasse e contro i debiti per esempio), ma nella sostanza erano soltanto istintive ribellioni contro il potere costituito.

In realtà, il liberalismo in Giappone mostrava una debolezza organica, soprattutto nelle regioni rurali.

Infatti, a differenza dei fratelli europei, il liberalismo era di origini contadine e non borghesi cittadine,  con tutte le particolarità che il caso comportava, in quanto non vigeva un sistema basato sul mercantilismo che tanto aveva arricchito le nazioni anglo-sassoni ed in genere del nord Europa.

Infatti, il sistema in Giappone traeva la sua forza dai villaggi isolati della vasta campagna dove, ovviamente, le condizioni sia di crescita che di potenzialità si modificavano da un punto all’altro, anche in una stessa regione.

Questo, nel corso degli anni, portò a dei conflitti interni e quindi allo sfascio del partito.

Una ragione di ciò si può ritrovare tra l’antagonismo dei vari proprietari terrieri che guidavano il partito soprattutto, come s’è detto, nelle parti meno urbanizzate del paese.

Tuttavia, il partito liberale si ricostituì nel corso dell’anno 1890, dopo la riapertura della Dieta.

In seguito, ci furono altre continue scissioni ed evoluzioni che portarono il partito ad assumere sempre più una forma di difesa dei proprietari terrieri con una piramide di leadership semi-feudale.

Ciò provò che, in fondo, anche un partito come quello liberale che doveva essere un valido rappresentante delle classi più disagiate, in realtà non fece mai nulla d’appropriato per quest’ultime e scivolò sempre più verso il compromesso con il potere centrale.

Il partito costituzionalista imperiale, invece, utilizzò l’intervallo di tempo che andò dal 1884 alla formalizzazione della prima Dieta, per cementare il proprio potere, sviluppando anche numerose piccole riforme, sostanzialmente seguendo i dettami che più piacevano ad Ito e cioè quelli germanico-prussiani, concedendo riforme amministrative del resto inevitabili per meglio controllare il paese.

Difatti, egli riformò il sistema di governo, cosicché nel nuovo gabinetto, a differenza del vecchio Consiglio di Stato, ci sarebbe stata una netta divisione del lavoro nei dipartimenti, coordinati dal ministro presidente o primo ministro.

Egli riformò, inoltre, la burocrazia statale mediante esami per l’ammissione ad essa, ed introdusse i titoli nobiliari in uso dell’occidente, eliminando una miriade d’insulsi titoli feudali.

Egli ristrutturò il sistema scolastico ponendolo sotto il controllo del potere governativo e riorganizzò le università in modo tale che queste poterono essere in grado di preparare i futuri burocrati.

Tutto ciò, ovviamente, portò ad avvicinare queste classi intermedie alla sua concezione di potere oligarchico e Ito ne trasse gran giovamento, sia per la sua immagine di politico, sia per il suo partito che oramai funzionava a pieno regime e schiacciava, sempre senza pietà, chi gli s’opponeva, ovviamente in senso politico e non nel senso letterale della parola.

Per evitare in ogni modo che i partiti dell’opposizione, quelli che rimanevano ovviamente, potessero tentare qualcosa contro di lui e contro il suo partito, Ito fece approvare il 25 dicembre 1887 una legge per il mantenimento della pace, legge che fu definita la più repressiva della sua carriera politica, sia per l’estremo rigore che per la costante solerzia con cui fui applicata.

E’ opportuno notare che anche la legge elettorale, approvata nel 1890, era in realtà un altro mezzo per dare vantaggi a chi era al governo o in ogni caso a chi manovrava i fili del potere.

Il voto era limitato a coloro che pagavano un’imposta nazionale diretta di non meno di 15 yen da un periodo che doveva precedere almeno d’un anno quello in cui venivano formate le liste degli elettori.

Pressapoco, l’elettorato inizialmente sfiorava le cinquecentomila unità per poi aumentare  progressivamente a partire dal 1900. quando furono ridotte le quote d’imposta a 10 yen e poi a 5 yen.

Forse, solo in questo momento i partiti politici dell’opposizione ebbero qualche vantaggio, e accrebbero il loro elettorato.

Infatti, proprio in questi periodi ci furono i primi eletti in liste che si richiamavano a dettami laburisti o socialisti.

Troviamo appunto qui i primi personaggi della sinistra che si facevano avanti con soverchie difficoltà.

Il primo fu uno scissionista di sinistra del partito liberale, OI Cantaro, il quale fondò il Toyo Jiyuto o sinistra liberale che aveva nel suo programma il suffragio universale; punto anche nel programma d’altri radicali laburisti come Nakamura Tahachiro, Kinoshita Naoye, Katayama Sen e Abe Isoh.

Nella prima Dieta del 1890, i 300 membri erano così suddivisi: 130 al Partito Liberale, 41 al Partito Progressista ed il resto diviso fra le formazioni fedeli all’oligarchia, salvo gli spiccioli che toccarono ai radicali di sinistra.

A questo proposito, giova ricordare che il governo in carica non doveva rispondere al parlamento, ma solo all’Imperatore.

Yagamata Aritomo dirigeva il governo autoritariamente, anche senza una maggioranza stabile, e questo portò ad iniziare quella serie di compromessi che furono alla base di tutta la politica giapponese, anche ai nostri giorni.

Riunita la Dieta, i partiti d’opposizione esordirono attaccando il governo Yagamata sul bilancio, ma egli con la costituzione dalla propria parte, rispose che essi non dovevano interferire per quanto riguardava il suo modo di governare.

L’opposizione chiedeva un taglio di circa 80 milioni di yen sul bilancio dello stato perciò il primo intermediario del governo in carica, diplomaticamente, cercò d’ottenere uno sconto e s’accordò con il partito liberale o meglio con una parte di esso, e votando insieme s’ottenne una riduzione di soli 6,5 milioni di yen che essendo un cifra irrisoria rispetto al totale, non venne accettata da Yagamata.

Tale circostanza spinse lo stesso Yagamata a sciogliere la Dieta che, appena ricostituita con successive elezioni, attaccò ancora sullo stesso punto il capo del governo il quale, a sua volta, per ritorsione, rispose di nuovo con lo scioglimento del parlamento.

La terza Dieta bocciò ancora il governo e così fece la Camera dei Pari: Yagamata non voleva dimettersi e, solo dopo innumerevoli trattative, passò il bastone del comando a Matsukata, più realistico di lui, ma anche più intransigente.

Matsukata, posto di nuovo di fronte alla richiesta del taglio del bilancio, finì per sciogliere nuovamente la Dieta ed indire nuove elezioni, per il 1892.

Le elezioni che seguirono furono le più violente della storia del Giappone ricordi: vi furono 25 morti e 368 feriti ed in questo clima d’intimidazione ci fu l’ordine del ministro degli interni, Shinagawa Yajiro, di far sì che tutti i candidati ostili al governo fossero sconfitti, usando qualsiasi mezzo.

Tuttavia, dopo questa dura prova, il primo ministro fu allontanato per calmare un’opinione pubblica oramai ai limiti della sopportazione, per lo svolgimento degli eventi.

Allora Ito che evidentemente da vecchia volpe navigata aveva avuto sentore di quel che stava accadendo, deplorò l’interferenza del governo nelle elezioni e si unì alle opposizioni contro la politica del il primo ministro, assumendo a furor di popolo la carica stessa come un vero e proprio salvatore della patria.

Egli evitò accuratamente di provocare ancor più gli animi ed eliminò il selvaggio terrore della polizia di stato, sostituendo quest’ultima con una più moderna ed efficiente, senza naturalmente che questo concesse nulla a chi cercava di contestare il suo operato.

Come già visto, il partito liberale si divise in partiti minori, e lo stesso Itagaki fu fatto entrare nel governo addirittura come ministro degli interni così da soddisfare, evidentemente, le parti più radicalmente opposte alla politica governativa.

Ito, intanto, aveva notato che all’interno del suo partito si stavano provocando fratture simili a quelle del partito liberale e decise, pertanto, di fondare un nuovo partito: il Kenseito, fusione tra un partito liberale e un partito progressista.

Immediatamente confluirono in questo nuovo partito, frange provenienti dal partito liberale e dal partito progressista, tanto per rendere più efficace il detto che, in Giappone, non si poteva mantenere unito un partito per più d’un raccolto.

Il Kenseito poi, insieme con altri piccoli movimenti confluiti in esso diede vita al Siyukai: era nato così il partito che difendeva i grandi proprietari terrieri del Giappone ed era capeggiato da una potente burocrazia che faceva capo ai migliori esponenti dell’oligarchia; inoltre, poteva contare su politici di primo piano provenienti dalle fazioni più disperate.

Il periodo di “regno” di Ito e quello susseguente di Matsukata (1892-1898) furono caratterizzati da un’intensa collaborazione tra Dieta e governo, dovuta alle premesse poste dallo stesso Ito, oramai assunto al ruolo di grande capo spirituale della patria, al di sopra delle parti, come si direbbe in gergo politico al giorno d’oggi.

Okuma, però, non volle seguire l’esempio di Itagaki nel suo avvicinamento a Ito e fondò un nuovo partito progressista: lo Shimpoto.

Lo Shimpoto s’alleò con Matsukata che, capita la situazione venutasi a creare, divenne flessibile verso le idee dell’opposizione sino a sposarne la causa pur se per sua convenienza.

Ito, che era eticamente inattaccabile da tutti gli altri leaders dei partiti per la sua statura politica e la sua serietà, disgustato da tutto ciò che stava accadendo, si dimise dalla carica di primo ministro nel 1896.

Alle elezioni del 1898, il Kenseito ottenne 200 dei 300 seggi disponibili alla Dieta e fu diretto a ciò dalle mani magistrali di Okuma e Itagaki, che altresì si divisero i ministeri, essendo succeduti a Ito.

Okuma diventò primo ministro ed Itagaki diventò ministro degli esteri, questo gabinetto che fu salutato come il primo vero e proprio governo riformatore durò in carica solamente sei mesi, perché un suo ministro (Ozaki Yukio) parlò apertamente della possibilità di sostituire l’istituto imperiale vigente con quello repubblicano, cosa che trascinò l’intero governo nella vergogna più profonda ed alle sue dimissioni immediate.

Tornò allora alla ribalta il partito conservatore di Yagamata che fece di tutto per riprendere la vecchia politica ed impiegò circa due anni per ristabilire il vecchio ordine naturale.

In questo periodo, peraltro, Ito pensava già a costituire un altro partito.

Okuma, intanto, aveva lasciato il partito del Kenseito ed aveva fondato il Kenseihonyo o vero Partito Costituzionale Giapponese.

Nel 1899, Yagamata e Saigo crearono al Partito Imperiale o Teiko-Kuto e nel frattempo, i membri effettivi della Dieta furono aumentati fino a 369.

Yagamata s’alleò con Itagaki, cosa conveniente ad entrambi fino a che il primo ministro commise l’errore d’estromettere, da alcune cariche amministrative, degli uomini del partito costituzionale.

Fu allora che Ito con la sua solita perspicacia fondò, come ebbi modo già di dire più addietro, il Rikken Saiyukai o Amici del Governo Costituzionale ed avvicinò a sua volta Itagaki.

Era il 1900 e Ito tornò a capo del governo per restarci un anno circa, fino a che un suo ministro fu travolto da uno scandalo finanziario che lo costrinse a dimettersi per l’ultima volta dalla carica di primo ministro.

Tra il 1901 ed il 1913 si susseguirono in alternanza tre ministeri diretti da Katsura e due diretti da Saionji: generale il primo, vecchio nobile il secondo,

I governi Katsura, come quelli di Yagamata, furono caratterizzati dalla ripresa dell’apparato burocratico e della vecchia oligarchia, Saionji Kimmochi era invece legato ad Ito ed alla sua concezione parlamentare, ed anche lui era tra i fondatori del Seiyukai.

Cercò d’adattare i sistemi parlamentari inglese e francese al sistema nipponico e fu pure lui integro ed eticamente incorruttibile al pari del suo maestro, di cui fu il successore anche alla testa del partito dopo la sua morte, per un attentato avvenuto nel 1909.

Durante il primo mandato Katsura si svolse la guerra russo-giapponese che portò stimoli nuovi all’industria ed al commercio in parte dovuti anche alla prestigiosa vittoria.

Ma, la stessa guerra suscitò paure tra gli occidentali, che imposero una pace assurda per chi aveva vinto ed il Giappone capì che era solamente una potenza di seconda categoria.

Questo declassamento costò a Katsura la carica di primo ministro che passò a Saionji, il quale, come il suo predecessore di partito Ito, s’adoperò per mettere pace tra le parti politiche e governò relativamente in tranquillità.

Tutto finì nel 1908, quando Yagamata dispose di non aiutare più il governo in carica e così il bastone del comando tornò a Katsura che lo palleggiò con Saionji ancora nel 1911, per riacquistarlo nuovamente nel 191, per poi cederlo immediatamente su richiesta della Dieta.

Dal 1885 al 1913, in altre parole durante il periodo da noi analizzato, si sono succeduti 15 governi e dal 1890 al 1912 si sono svolte ben undici tornate elettorali, circostanze che comportavano così un’instabilità totale e pressoché permanente nella vita politica, cosa che non poteva non riflettersi sulle stesse istituzioni partitiche, determinando nascite e morti precoci delle stesse in un arco di tempo peraltro brevissimo.

I capi di governo che s’alternarono in carica furono sette (Ito per 4 volte, Katsura per 3 volte, Yagamata, Matsukata e Saionji per 2 volte ciascuno, Kuroda e Okuma per una volta ciascuno), ma solamente Ito (1892-1896) e Katsura (1901-1906) ebbero un periodo di tempo sufficiente per svolgere il programma che s’erano ripromessi appena insediati, mentre gli altri dovettero barcamenarsi alla meglio.

Per tutti questi fatti, non possiamo sicuramente parlare di partiti politici in senso occidentale, come organismi ben strutturati e con ideologie bene definite con cui presentarsi davanti all’elettorato.

Si trattava chiaramente, invece, di partiti che si potevano definire “personali”, nel senso che rappresentavano ed identificavano solamente le persone che li conducevano.

Tutto sommato, anche i continui cambi di denominazione ed i capovolgimenti, endogeni in ogni gruppo, crearono una grande confusione tra la popolazione che si disinteressò quasi completamente alla vita politica, ma non creò al contrario disorientamento tra i burocrati che vedevano nella frammentazione un loro personale successo, visto che i poteri restarono saldamente nelle loro mani.

Perciò, si parla di Ito, Itagaki, Okuma e Yagamata al posto di parlare di Partito Conservatore, Liberale o Costituzionale, per dare fondamento alle teorie che ho sopra esposto, mentre in occidente si sarebbe parlato, appunto in maniera esattamente contraria, probabilmente senza capire perfettamente la psicologia del giapponese che si rifaceva a tradizioni antiche.

Per concludere, si può affermare chiaramente che il processo di democratizzazione del Giappone, nei suoi sistemi istituzionali e rappresentativi, fu indubbiamente lento ed alle volte fallimentare, ma è altresì vero che sono state appunto questa lentezza e le conquiste parlamentari diluite negli anni che hanno contribuito a rendere le democrazia forte ed a conseguire grande successo, contrariamente a quanto accadde in Cina, ad esempio, paese che viveva succube delle potenze occidentali, spartita senza pietà.

I partiti svolsero un loro ruolo caratteristico, anche se oscuro, come per il caso dei partiti di sinistra che diedero aggio ai partiti liberali e riformisti di battersi per maggiore democrazia, forzandoli ad uscire dagli schemi tradizionali nei quali erano cresciuti.

Sarà, tuttavia, solamente dopo la prima guerra mondiale che il Giappone diventerà una nazione democratica in senso vero e proprio, anche se per pochi anni, prima di cadere nell’imperialismo militarista che lo condurrà alla catastrofica seconda guerra mondiale.

 

Bibliografia essenziale:

 

F. Gatti

Il Giappone Contemporaneo

Ed. Loescher – Torino 1976

 

J. Halliday

Storia del Giappone Contemporaneo

Ed. EinaudiTorino 1979

 

J.K. Fairbank, E.O. Reischauer, A.M. Craig

Storia dell’Asia Orientale – Verso le modernità

Ed. Einaudi – Torno 1974

 

W.G. Beasley

Storia del Giappone Moderno

Ed. Einaudi – Torino 1975

 

E.H. Norman

La nascita del Giappone moderno

Ed. Einaudi -  Toorino 1975

 

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