I Templi di ABU SIMBEL
(Nubia) –sesta parte de ‘Antica Civiltà Egizia’ a cura di Marisa Uberti
Che nostalgia.Abbiamo
lasciato la città del Cairo di mattina molto presto;l'aereo ci attendeva
all'aeroporto per portarci in Nubia,dove siamo giunti dopo un volo
'traballante'(a causa delle correnti ascensionali)e l'unico pensiero che mi
teneva lontana dal panico(sono una fifona in aereo) era che dovevo ancora
vedere ABU SIMBEL, il tanto decantato sito scelto dal Faraone RAMSES II
per erigere un Tempio a sè stesso e uno alla sua sposa,Nefertari. Il
primo è chiamato Tempio Grande,per distinguerlo da quello attiguo,
denominato Tempio Piccolo.
Siamo arrivati
all'aeroporto di Abu Simbel. Paesaggio 'lunare', se non fosse che era mattino
prestissimo e già c'era un grande caldo.Un clima che personalmente amo
molto,secco e quindi non fastidioso.Si deve scendere per una strada,in cui si
incontrano venditori ambulanti sorridenti e scurissimi: la pelle delle
persone,man mano ci si addentra verso sud, si tinge di un colore più
scuro poichè ci avviciniamo al Sudan(ci troviamo ai confini).In Egitto
piove,secondo le statistiche,solo per sette giorni all'anno. Erano le sette del
mattino ma la temperatura era molto elevata,quasi quaranta gradi! Si giunge sul
sito e la voglia di 'scoprire'con i proprio occhi il Grande Tempio di Ramses
giunge al limite. Si ha desiderio di andare più vicino,di ammirarlo e
imprimerselo per sempre nella memoria. E' una visione che difficilmente si può
descrivere e impossibile da dimenticare.Le statue sono alte 21 metri,all'incirca,e
sono raffigurate a due a due. La prima statua a sinistra è quella che si è
conservata meglio e in essa si può ben notare la doppia corona posta sul
capo del faraone.
Abu Simbel si trova a 300 Km circa da Assuan e
1260 circa dal Cairo. Ramesse II fece costruire il Tempio scavandolo nella roccia. Le
quattro statue colossali del faraone seduto fungono da colonne
portanti.Certamente esistevano già delle grotte in cui si celebravano culti
locali a qualche divinità: Ramses le ampliò e fece creare diverse sale e
sostituì le divinità con le nuove del pantheon Egiziano: Ra-Haractes
,che nella mano tiene due dei simboli che compongono il nome del Faraone(una
figura della dea MAAT -la giustizia-e uno scettro 'user') e Hathor, con
i quali il Farone e la sua sposa si identificavano .L'interno consta di
·
una sala ipostila formata da colossi Osiriaci, con le sembianze del re,
disposti su due file,a destra e a sinistra (di cui solo quelle a dx portano la
doppia corona- Pschent)
·
una camera che precede il santuario
·
la cappella
·
diverse camere laterali
·
il santuario,che misura 4 m
X7. Qui,si trovano quattro statue sedute,sulla parete di fondo: raffigurano
Ramsete divinizzato,Ptah,Amon Ra e Harmakhis.Due volte
all'anno, ai solstizi, i raggi del sole attraversano il tempio e si posano
consecutivamente su tre statue, che vengono illuminate per circa venti minuti,
lasciando in ombra Ptah, dio delle
tenebre,che deve restare nell'oscurità. Questo fenomeno straordinario, che gli
architetti-astronomi di Ramses avevano appositamente adattato alla costruzione
per il faraone,fu definito 'miracolo del Sole' da Champollion,
il decifratore dei geroglifici,che lo aveva notato visitando il luogo.
Il Tempio Piccolo è dedicato ad Hathor/Nefertari,la
prima moglie di Ramsete II,ma non ultima,certo la preferita e la più amata. A
lei fu dato il privilegio di essere rappresentata su questo Tempio a
grandezza uguale a quella del suo sposo,il Faraone,e raggiunge i 10
metri di h. Le statue raffigurano quattro volte Ramses e due
Nefertari,accanto a loro i figli, i principi. Nefertari cinge sul capo la
corona della dea Hathor: il disco solare tra due corna di vacca sovrapposte
alle due piume.Ogni statua ha la gamba leggermente portata in avanti Ovunque è
inciso il cartiglio del faraone,che portava cinque nomi.La
pianta dei due TEMPLI è diversa.
Sulle pareti
interne vi è la glorificazione del Faraone,con scene della Battaglia di
Quadesh(parete nord T.G.),in cui -solo- riesce a sconfiggere i nemici
Ittiti,nel V anno del suo regno,oltre a rituali religiosi e scene di vita
quotidiana di Ramses e di Nefertari.Sono magnifiche,il loro amore viene
continuamente esaltato e la grandezza e la potenza del faraone rivivono in ogni
scena.
Il resoconto della
battaglia fu il tema di un'opera che va sotto il nome di "Il Poema di
Pentaur",un testo epico scritto da questo poeta di corte e che venne
inciso-oltre che qui-anche sulle pareti del tempio di LUXOR e di KARNAK.
Il Faraone doveva tenere in grande considerazione questo sito,e ci tornava
periodicamente,per accertarsi che i sacerdoti custodissero in maniera
efficiente il sacro luogo dove egli veniva venerato come un dio.Nei pressi vi è
anche la cosidetta "Stele del matrimonio", che Ramses II fece
erigere incidendo il 'patto nuziale' tra lui e una principessa ittita,per
rinsaldare la pace tra i due popoli. (Ramses II fu il primo personaggio a
stendere un trattato di pace diplomatico che sia giunto fino a noi).
Quando questo tempio,negli
anni '60,rischiò di venire inghiottito come molti altri presenti in Nubia,dalle
acque del lago Nasser(lago artificiale che si veniva a creare con la
costruzione della grande Diga di Assuan), vennero mobilitate tutte le nazioni,
le quali si adoperarono per salvaguardare in qualsiasi modo il sito.Fu
accettato un progetto che previde lo spostamento 60 metri più in alto
dell'intera montagna in cui erano scavati i due templi e con l'aiuto
economico di più Paesi-tra cui l'Italia-il lavoro fu portato a termine nel
1967,con ottimi risultati.Il testone fu posizionato esattamente come era stato
trovato, a terra. L'unico inconveniente è che oggi il "miracolo del
Sole"è spostato di un giorno. Un tempo entrambi i templi avevano
sicuramente colori più vivaci perchè le sabbie li avevano preservati dal
deterioramento(il mondo si era dimenticato di Abu Simbel!).E' questo uno dei
motivi per cui all'interno è vietato fotografare con i flash. Ecco com'era il
Tempio Grande al momento della casuale scoperta:
ad opera di uno svizzero,J.Ludwig
Burckhard,il 22 maggio 1813.A quel tempo i locali lo conoscevano
come Yhbsambul e ne avevano quasi paura! Fu l'italiano G.Battista
BELZONI che si adoperò per liberarlo parzialmente dalle sabbie,nell'agosto
del 1817 e scoprì la porta di accesso al tempio. Da allora non ha più
smesso di stupire e attirare visitatori e studiosi da ogni parte del mondo.
(Marisa Uberti)