Ultima tappa del nostro viaggio in Egitto (nona parte de ‘L’Antica Civiltà Egizia)
di Marisa Uberti
In navigazione, si
raggiunge Kom-Ombo, che sorge su una piccola collina che sovrasta la
riva destra del Nilo;il Tempio,di epoca Tolemaica ma probabilmente eretto su
uno molto più antico, era dedicato a due divinità:Sobek-il
dio/coccodrillo (dio primordiale a cui si attribuisce la creazione del mondo e
dio della fertilità) e Haroeris,dalla testa di sparviero, ovvero Horus
il Grande (una delle personificazioni del Sole), figlio di Iside
e di Osiride.La particolarità di questo edificio è che è costituito da
due templi uniti.Mantiene ancora oggi parti in buono stato di
conservazione.Al di fuori del recinto sacro abbiamo visitato anche un antico Nilometro
(etimologicamente colonna graduata, che segnava il livello delle acque
del fiume, chiusa da una sorta di tempietto e gestita dall’amministrazione
locale), che si presenta come un pozzo
che comunicava con il Nilo. Questi strumenti erano fondamentali per
l’economia del Paese (ve n’erano parecchi in varie località),perché
permettevano di calcolare la piena del fiume e ,di conseguenza, la quantità di
limo fecondante che si sarebbe depositata sui campi.Da qui la deduzione di come
sarebbe stato il raccolto.In questo punto era di grande vantaggio,perché
permetteva di sapere con anticipo, rispetto a località situate più nord,
l’andamento della piena e organizzarsi di conseguenza.Correlato alla presenza
del Nilometro era il Calendario egizio,basato sulle inondazioni del fiume
e di cui abbiamo parlato nella prima sezione.
Nel Tempio si trova un interessantissimo gruppo di geroglifici che illustrano
gli 'strumenti chirurgici’usati dai medici Egizi (foto).Si vedono bene, tra forbici,
pinze e divaricatori, la ‘sedia della partoriente’ e un lavabo con
colonna.Presidi davvero ‘all’avanguardia’!
Che gli antichi
Egizi fossero conoscitori della fisiologia umana,lo si comprende dalle loro
avanzate tecniche nella mummificazione dei corpi, anzitutto. Da recenti
ritrovamenti, si è potuto confermare che gli antichi Egizi erano abili chirurghi. Lo si era
intuito dai geroglifici pervenuti fino a noi, ma attraverso l’analisi della
mummia di una donna sepolta nella necropoli di
Tebe (attorno al 1000 a.C.), si è
scoperto –ad esempio-che le era stato applicato un alluce di legno, come PROTESI,
quand'ella era in vita,perché la zona
amputata era ricoperta di pelle e tessuto connettivo, che si era riformato, e
quindi doveva essere viva quando fu amputata.Si riteneva,invece, che simili
‘ausili’ si applicassero durante l’imbalsamazione,per reintegrare un corpo
mutilato.La protesi in legno era divisa in tre parti per permettere i
movimenti, ed era fissata con lacci di cuoio,che recano segni di usura (fanno
capire che fu utilizzata dalla donna nella propri vita quotidiana. Sapevano
bene,pertanto,l’importanza dell’alluce nella stazione eretta e che la sua
mancanza produce claudicatio (zoppicamento)durante una corsa. Sappiamo che una delle malattie più frequenti e
affliggenti era il mal di denti;la mummia del faraone Ramses II ha evidenziato
che in vita soffriva di tali disturbi e
aveva la carie (morì probabilmente per un ascesso dentario, ma alla veneranda
età di circa 90 anni!). Osservando le
statue o gli affreschi, noteremo come gli Egizi non portavano né barba né baffi
(rari sono i ritratti di persone con baffetti e
in genere appartenenti al periodo delle prime dinastie) e andavano
spesso rasati, perché far crescere peli e capelli era segno di lutto.Le donne
Egizie portavano invece i capelli lunghi e amavano molto curarseli.Chi non ha
mai visto i ritratti di donne danzanti che hanno un curioso ‘cono’ sul capo?
Quello si definisce appunto ‘cono di profumo’ ed era costituito da
resine grasse, olii e altre sostanze
sapientemente amalgamate che, al calore del corpo, si scioglievano
impregnando capelli e vesti di un intenso profumo (di diversa gradazione a
seconda dei prodotti aromatizzanti impiegati).Questo ‘cono’ era ovviamente
trattenuto con un nastro alla fronte, che
impediva anche il propagarsi delle sostanze grasse sugli occhi. Come
accade oggi, non solo le gentili dame li potevano usare, ma anche gli uomini e
i sacerdoti dei templi (incensieri ambulanti!).Si dice che certi profumi
venissero usati dalle danzatrici per sedurre il pubblico,emanando un profumo
inebriante. Del resto si
dice che il popolo Egizio era un
esteta:il trucco rivestiva un ruolo importante (si pensi che venivano truccate
anche le statue delle divinità per i sacri rituali) ed erano valenti
chimici: sono state portate avanti, nel marzo2002, analisi su campioni
di 39 polveri cosmetiche egiziane risalenti al periodo compreso tra il 2040 e
il 1070 a.C., che si trovano al Museo del Louvre. Le dimensioni, la densità ,la
distribuzione dei cristalli che formano la struttura dei composti hanno
evidenziato che alcuni di essi furono ottenuti artificialmente con un
procedimento lungo e complesso, anche se basato su semplici reazioni chimiche.
Gli ingredienti delle polveri sono in maggior misura solfuro di piombo (la
galena), il carbonato di piombo(la cerussite):la prima, ossidandosi al
calore, produceva ombretto giallo, blu o nero.Già da tempo si sapeva che
gli antichi Egizi usavano la malachite finemente macinata per
ottenere ombretto verde e l'ocra rossa per labbra e guance.. Essi
lo usavano non solo per un fattore estetico ma perché sapevano che questi
prodotti avevano verosimili proprietà antibiotiche e proteggevano
dal riverbero dei raggi del sole. Attraverso i reperti giunti fino a
noi, si può vedere come disponessero di un apparato da toilette invidiabile. Conoscevano i sistemi di fabbricazione
del vetro, della ceramica e dello smalto,
la maniera di tingere le fibre tessili con coloranti naturali, di
preparare saponi, oli, resine e sostanze medicamentose. Gli Egiziani erano anche farmacisti
provetti: in alcuni papiri compaiono liste di oltre 100 prescrizioni
diverse di 'medicine' soltanto per la cura di patologie oftalmiche, dalla congiuntivite
al tracoma! Immaginiamo quante possano essere per tutte le altre
patologie organiche. Si calcola che conoscessero innumerevoli principi attivi
che oggi prepariamo in laboratorio(loro li ricavavano in natura),svariati
protocolli medici e igienico-sanitari. Gli Egiziani si
lavavano e parecchie volte nella giornata.Le persone addette ai Templi, in
particolare e com’è immaginabile, dovevano osservare una particolare pulizia
nel corpo e nelle vesti (anche quando costituite da un telo bianco usato come
corto gonnellino). Siamo partiti dai
geroglifici presenti a Kom Ombo e abbiamo sconfinato in tanti discorsi
interessanti sul costume dell’Antico Egitto in campo estetico e sanitario.Anche
perché è ‘luogo comune’ da sempre,forse, ritenere che il popolo del Nilo si
rivolgesse alle pratiche ‘magiche’,si affidasse alla superstizione e
all’Alchimia (che ovviamente era praticata).Le conoscenze,da parte dei
medici(che generalmente erano sacerdoti,astronomi,architetti, in una parola
‘Sapienti’) erano in realtà profonde e ineguagliabili,tenendo conto di quanti
millenni ci separano da loro. Non ci resta che
terminare questa ‘puntata’ parlando del prossimo Tempio che si incontra
navigando il Nilo: Esna, che conserva un Tempio ottimamente conservato,
inserito in un contesto totalmente 'moderno', tra i mercatini e il folclore
locale delle abitazioni, rifatto in epoca Tolemaica, su uno precedente
della XVIII dinastia. E 'visibile solo
una parte del tempio di Khnum, il dio-vasaio che modella al
tornio gli uomini; la sala ipostila è praticamente intatta e misura m33 x 18 ed
ognuna delle 24 colonne- che terminano con splendidi capitelli compositi- ha
un’altezza di 13.50 m,. Il Tempio di Esna
ha una forte somiglianza strutturale con quello di DENDERA,dove però-purtroppo
-il nostro tour non ha fatto approdo. Un'occcasione per tornare in Egitto una
prossima volta e visitare ciò che non ci è stato possibile in questo viaggio! Marisa Uberti (http://www.duepassinelmistero.com)