La Donna ad Atene di
Enrico Pantalone
Il termine "cittadina
ateniese" può essere usato erroneamente perché nella società di questa
città fu utilizzato solamente con l'epoca d'Aristotele di Demostene, quindi
tardi indubbiamente.
La donna ateniese è priva d'ogni diritto, politico e sociale tranne che durante
alcune cerimonie religiose.
Giustamente Claude Mossè le definisce "Minorenni" perché il loro
comportamento nella società sembrava essere sempre quello d’esseri che non
avessero mai raggiunto la maturità per come erano tenute in disparte.
Il Kyrios o tutore la seguirà sempre nel corso della
vita, che sia il padre, il fratello, il marito o un parente maschio, e l'idea
che una donna poteva minimamente gestire qualsivoglia cosa appariva inaccettabile
ad Atene
Lo sposarsi risultava così il passare da un tutore all'altro senza soluzione di
continuità.
Mentre a Sparta la donna è tenuta in considerazione per il fatto che deve dare
nuovi guerrieri alla patria ad Atene tale funzione è svuotata è spesso inutile.
La donna d'Atene di famiglia rispettabile e dell'alta società rimaneva di
solito nelle mura domestiche con il codazzo d'ancella al fianco.
Le sue uniche preoccupazioni erano i preparativi ai riti religiosi.
Nell'Odissea Penelope illustra molto bene le caratteristiche di una donna e le
sue capacità giuridiche, pressoché nulle.
La donna ateniese del popolo, al contrario, usciva di casa , naturalmente
spinta dal bisogno, per fare la spesa o per fare la nutrice in qualche casa di
benestanti in maniera da poter aggiungere qualcosa al poco che entrava nella
propria famiglia.
Per contro la cortigiana ad
Atene, solitamente una straniera residente, assumeva caratteristica di forma
giuridica ben tracciata:
Era la Meteche, che pagava sei dracme l’anno di tasse ed era considerata donna
libera da tutori.
Non si sa molto di questo tipo di donna, probabilmente anche a fronte della
posizione giuridica chiara gli Ateniesi non solevano dare valenza formale al
personaggio che doveva essere per lo più la moglie di qualche commerciante
ricco o di qualche oratore scolastico in forza all'ateneo della città.
Doveva trattarsi quindi di una particolarità del tutto irrilevante, anche se di
fatto, erano le uniche donne veramente libere di fronte alla legge
In realtà esistevano anche le meteche che vivevano
sole.
Ora possiamo arguire il mestiere che facevano visto la difficoltà che
incontravano le donne in città.
Esse avevano a disposizione solamente ciò di cui madre natura le aveva dotate:
un bel corpo.
Le più miserevoli erano le pornai che lavoravano nei locande fatiscenti intorno
ad Atene e al Pireo: potevano essere anche schiave, pagate ma schiave.
Altre erano giuridicamente libere e questo permetteva loro di partecipare in
ogni modo alla vita attiva e andare nelle case dei benestanti ad esercitare la
professione.
Nella società omerica noi conosciamo solo due tipi di donne: le mogli dei
nobili e degli eroi e le serve.
Non ci viene mai mostrato il vivere della donna di normali condizioni.
E' come se tutto il resto della popolazione maschile non n’avesse bisogno !
Nell'Oikos ovviamente questo era il fulcro del destino femminile.
Peggio ancore se esse erano bottino di guerra.....immaginiamone la portata.