La Grande Fuga/The Big Escape     di Enrico Pantalone

 

La Grande Fuga, 168’, 1963

Regia di John Sturges

Cast: Steve McQueen, James Garner, Richard Attenborough

 

Questo film è insieme drammatico e divertente al tempo stesso, un film tutto inglese per concezione ed impostazione, ideato ed interpretato da Richard Attenborough e diretto da John Sturges.

La vicenda si svolge in un campo di concentramento tedesco dove vi sono prigionieri inglesi, australiani, neozelandesi, statunitensi, quasi tutti dell’aviazione e quindi anche un po’ snob rispetto alle altre armi.

Il comandante tedesco che dirige il campo è anche lui dell’aviazione, quindi è trattato con imparzialità dal regista, non essendo nazista non ha colpe specifiche (il film è della prima metà degli anni sessanta e risente ancora del clima del dopoguerra), ma il suo carattere è un po’ troppo voluto astutamente ottuso, ligio alle direttive, privo di mordente, insomma un tedesco “buono” che deve subire dalle sue stesse gerarchie militari oltre che dagli inglesi.

L’altra figura patetica tedesca è quella del sergente addetto alle baracche dei nostri protagonisti che normalmente passa per imbecille per tutto quello che gli alleati gli combinano alle spalle, anche lui è buono,  ma non ha il potere e viene considerato alla stregua di un clown…

Dunque, veniamo alla storia, semplice: il comandante X (Attenbourogh) esperto in fughe di massa dai campi di concentramento, arrivato in questo luogo ( o mandato appositamente…),  si da fare immediatamente per concepire una fuga dei principali prigionieri attraverso dei tunnel sotterranei che sbuchino ben oltre la portata delle luci dei riflettori delle guardie.

Qui gli inglesi si scatenano, organizzazione maniacale, perfetta, sembra d’essere in Inghilterra e non nel centro della Germania: dal nulla spuntano stoffe di coperte che solerti sarti riducono a incredibili blazer o ad eccellenti vestiti fumo di Londra, falsari preparano documenti e la lasciapassare più regolari di quelli reali con fotografia e via discorrendo.

Tutto questo mentre sotto il terreno, ingegneri minerari impiantano tre tunnel diretti in tre direzioni diverse, e la truppa scarica la terra sotto gli occhi dei tedeschi che s’insospettiscono, ma non arrivano proprio a capire cosa stia succedendo…..

Tre americani prigionieri intanto organizzano messe in scena per far spostare i sospetti altrove ed uno di questi è il fantastico Steve Mc Queen, l’unico che tratti gli inglesi con indifferenza e prendendoli spesso in giro, vorrebbe fuggire da solo, ma ordini superiori lo fanno desistere.

Giunge il momento atteso, dopo che per vari motivi uno dei tunnel era stato scoperto, la fuga di massa riesce, ognuno per sé e destinazione diversa, scopo trovarsi in una delle nazioni libere (Svezia, Svizzera o Spagna).

In realtà il vero progetto di X è di creare panico nelle gerarchie tedesche, si sa che le possibilità di realizzare il piano sono in sostanza nulle, ma si vuole dare una lezione in attesa della resa dei conti, per cui ad inseguire gli alleati fuggiti vengono mandati Gestapo e SS, onde evitare che gli eventuali uomini catturati vengano trattati da prigionieri comuni, la loro sorte appare già segnata.

Ad uno ad uno vengono ripresi quasi tutti, tranne James Coburn che interpreta un australiano, il quale non conosce una parola di tedesco, riesce ad arrivare a Parigi, entra in contatto con la resistenza ed arriva in salvo in Spagna e Charles Bronson che riesce ad imbarcarsi su una nave svedese nel Baltico.

Drammatiche le scene della cattura degli altri protagonisti, Steve Mc Queen sfugge a frotte di tedeschi dopo aver rubato una motocicletta, ci da un saggio della sua abilità con il mezzo (girato senza controfigure), ma proprio sui reticolati del confine elvetico il suo sogno s’infrange dopo uno spettacolare volo, catturato, ma illeso.

James Garner e Donald Pleasence sono i due “buoni” del film, né violenti, né arroganti, né presuntuosi, addirittura il secondo fa la parte di un quasi cieco, tutti gli spettatori tifano per loro, riescono a prendere un aereo da turismo, sono a poche miglia dal confine svizzero….finisce la benzina, il piccolo veivolo precipita e nell’impatto Pleasence muore in pace con Dio e con gli uomini, nemmeno i tedeschi s’accaniscono contro di loro, vengono trattati con estremo rispetto.

X viene catturato in una cittadina, parla perfettamente tedesco, ma la Gestapo è più forte, viene portato insieme agli altri “capi” della congiura in un luogo appartato della campagna tedesca ed a sua insaputa viene mitragliato a morte….

Steve Mc Queen e James Garner sono fortunati, possono tornare al vecchio campo di concentramento, giusto in tempo per vedere il vecchio comandante dell’Aviazione tedesca essere esonerato e sostituito da una persona delle SS.

Il responsabile dei prigionieri alleati, un colonnello inglese, storpio, legge ad alta voce i nomi degli uomini uccisi in uno “scontro a fuoco” con le truppe tedesche..tutti sanno…ma nessuno riesce a parlare, sarà proprio Mc Queen nella sua ironia continua a chiedere al colonnello se tutto quello che hanno fatto ne valeva veramente la pena….la risposta laconica si racchiude in una non risposta: la domanda è proprio bella….

Attenborough nella lunghezza che gli è consueta, dapprima mette in scena una farsa, ben studiata, ma il crescendo è oltre il sapore della commedia, il dramma della fuga e delle successive catture, delle fucilazioni di massa ci mostra le due facce del militare inglese, sicuro ed arrogante nell’ingegnare, architettare e produrre esempi d’alta scuola militare, come la fuga in questo caso, da manuale, ma al tempo stesso di scarsa duttilità ad affrontare i piccoli problemi reali come la preparazione della partecipare alla vita comune quotidiana per meglio mimetizzarsi, saranno, infatti, un australiano ed una americano coloro che riusciranno a mettersi in salvo sfruttando evidentemente la mentalità del frontierman.

Un gran film, un film epocale, eccezionale la musica che accompagna la tensione dello spettacolo.

 

 

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