La
realtà sociale al tempo della Tavola Rotonda…..
di Enrico
Pantalone
Un
periodo fecondo socialmente parlando quello che va dalla metà del dodicesimo
secolo alla metà del tredicesimo in Inghilterra, patria che regala la prima
grande istituzione democratica, il primo parlamento dove scambiare libere
opinioni, certo ancora tra nobiltà ed aristocrazia terriera, ma le fondamenta
della moderna civiltà socio-politica vengono gettate
nel 1215 quando Giovanni I firma la
Magna Charta Libartatum che limita le sue prerogative principesche in favore di
un più ampio consenso sulle decisioni riguardanti la vita di tutti i giorni
dopo la sconfitta ed il ridimensionamento ad opera dei Baroni del regno, uniti
e compatti per punire la sua arroganza.
In
fondo anche la leggenda della Tavola Rotonda, non fa altro che confermare la
sostanza di questa nuova impostazione giuridica, il Re c’è, ma seduto insieme con
altri intorno appunto ad un tavolo per discutere prima di legiferare.
Il
punto se mai è comprendere bene a quale reale periodo storico si chiede di
rappresentare l’idealismo dei nuovi concetti emersi e questo non è per nulla
facile: per certi versi la Tavola Rotonda potrebbe essere un retaggio
post-romano e quindi dell’alto medioevo, ma anche se romanzi e le canzoni di
gesta sembrano per l’appunto appartenere ad un periodo dell’alto medioevo le
rappresentazioni più comuni come lo svolgersi della vita di tutti i giorni ci
portano inequivocabilmente intorno al 1000/1200, quindi vicino all’anno epocale che prima abbiamo menzionato, il romanzo
cortese e la letteratura del tempo hanno così utilizzato delle saghe ancestrali
per contribuire a parlare del proprio presente in maniera indiretta, una
trasposizione solamente temporale presumibilmente.
Non
di certo mi voglio soffermare sulla figura dei cavalieri e sulle loro gesta che
m’interessano in modo molto relativo, preferisco invece comprendere bene come
l’evoluzione della società ha fatto sì che s’arrivasse alla “Tavola Rotonda”,
alla rappresentanza parlamentare su basi più ampie e perché fu proprio
l’Inghilterra, prassi che manterrà anche nel corso di tutta la storia fino ai
nostri giorni, a fregiarsi del titolo di nazione paladina della democrazia e
delle istanze sociali.
Naturalmente
il nostro studio sarà effettuato nel periodo temporale che va nei duecento anni
che separano la vittoria di Gugliemo Il Conquistatore sino appunto
all’espandersi della riforma concernente la Magna Charta e tralascerà lo
spirito leggendario per tuffarsi nella vita reale giornaliera della gente che
contribuiva alla crescita della nazione inglese.
Un
fatto certamente importante è la crescita smisurata della popolazione
dell’Isola per eccellenza, ricordiamo come ancora al tempo d’Elisabetta I non
poteva contare altro che su circa quattro milioni d’abitanti, dobbiamo quindi
dedurre che intorno al 1000 ed al tempo della conquista di Guglielmo essa fosse
al massimo di un paio di milioni d’anime sparse nella campagna, la quale doveva
apparire sicuramente sinistra quando il tempo (spesso)
risultava inclemente.
Vale
la pena di ricordare che io sto parlando dell’Inghilterra e con ciò intendo
tenere fuori dei conteggi o dallo sforzo dell’articolo, scozzesi o irlandesi che fin dal tempo
dei romani
rappresentarono un problema militare più che sociale.
Nel
periodo che va tra l’undicesimo secolo ed il tredicesimo s’assiste ad una
crescita violenta della popolazione, pari ad almeno tre volte quella dei secoli
precedenti, questo è un dato corretto che fa riflettere molto ed induce a
pensare che essa abbia inciso proprio pesantemente sulla formazione
dell’aristocrazia terriera fino a darle la forza di lottare per avere potere
decisionale nei confronti della corona insieme alla nobiltà baronale di
lignaggio: la gentry sarà sempre un importante veicolo per la canalizzazione della richiesta popolare verso i regnanti o
il baronato e dalla gentry secoli dopo usciranno quasi tutte le grandi menti
del Conservatorismo Inglese inteso come movimento politico istituzionale.
Un
altro fatto che determina un certo cambiamento è certamente lo scorrere del
tempo, infatti, è proprio di questo periodo storico l’utilizzo attivo e
pubblico d’alcuni strumenti che indicano il passaggio tra la notte ed il
giorno, tra l’alba ed il tramonto: questo contribuisce alla presa
di coscienza del comune mortale di diversi sistemi lavorativi rispetto
al passato e pur continuando a non tenere conto eccessivamente dei calcoli
temporali, cerca di gestire al meglio la sua attività, per risparmiare fatica
ed avere maggiori guadagni.
Questo
si traduce in maggiori richieste al proprio rappresentante presso il monarca e
il continuo aumento di queste allocuzioni non poteva più essere ascoltato
solamente in privato, ma discusso davanti ad un’assemblea che decidesse sul
territorio rappresentato, in soldoni come spendere meglio ciò che entrava dalla tasse riscosse.
Non
dimentichiamo, e qui ritorno alla demografia che Londra con 25000 abitanti nel
1200 rappresentava un’eccezione alla regola, era una “metropoli”, ma città
anche importanti come York o Norwich, erano borghi con al
massimo 5000 abitanti, quindi i signori di quei territori sentivano come dovere
sociale il rappresentare una struttura diversa, variegata e molto combattiva,
v’era molto affiatamento al contrario delle terre continentali.
Il
nostro uomo comune ha molti punti in comune con il cavaliere della Tavola
Rotonda, per esempio come lui se parte per un lungo viaggio (di commercio, un
pellegrinaggio) non ha la minima idea del tempo necessario e di come potrà far ritorno a casa, dovrà vivere alla giornata, spesso
guadagnandosi il pane sulla strada con qualche lavoro saltuari, rubacchiando
pollame per sopravvivere….la nozione di tempo è sicuramente
lacunosa, ma questo stringe ancor più nobile e cittadino o contadino in una
specie di santa alleanza per arrivare integri alla meta.
Da
bellissimi testi che illustrano i lavori architettonici del tempo s’evince proprio questa nemesi, infatti, gli artisti dell’epoca riempiono i portali delle Cattedrali francesi di Chartres, di Saint Denis, d’Amiens, di Parigi e di Rouen con le scene dei lavori che un contadino o un cittadino erano soliti fare mese per mese, oppure d’un viaggio come in Inghilterra, specie laddove esiste una fonte battesimale evidentemente per dimostrare che hanno goduto della protezione divina.
L’analogia
inglese con quella francese è reale e senza dubbio da modo ad entrambe le
popolazioni d’usufruire di scambi vantaggiosi per tutti, la
Manica diventa decisamente piccola e non è certamente un ostacolo
insuperabile.
Poi
esiste il fattore religioso, la Fede Cristiana che va oltre le frontiere delle
singole nazioni, è l’unica vera forza politica e filosofica soprannazionale a
quel tempo, ci si sente cristiani prima d’esser inglesi, francesi o tedeschi,
l’ecumenismo porta quindi un’apertura mentale notevolmente maggiore, i confini
sono considerati solo un rozzo strumento per spillare denaro, non un muro
invalicabile, va quindi da sé che la struttura sociale generale s’apparenta ed
i modi di vivere appaiono simili ovunque.
Il
punto è: se una legge o una particolare forma d’esenzione è applicata in
Francia, perché non deve essere applicata anche in Inghilterra, questo si chiedono gli abitanti dell’Isola, la campagna francese non è
diversa ne subisce un clima (almeno del centro al nord) diverso dal quello
dell’Inghilterra meridionale, ecco allora che il nobile terriero raccoglie
informazioni e al momento dell’assemblea esporrà il problema che diventando
d’interesse comune fornirà le basi per un primo studio di riforma, una volta
avallato dal Re.
La
“Tavola Rotonda” funziona, la Magna Charta garantiva finalmente una
rappresentatività fino a quel momento sconosciuta e dobbiamo pensare che eravamo tutto sommato ancora in periodo feudale….
Non
lasciamoci trarre in inganno dalla letteratura o dalle saghe che ci mostrano i
Cavalieri (in questo caso quelli della Tavola Rotonda) belli, impavidi, ma
soprattutto etici e pregni di grandi valori morali: più illusione…..per chi crede ai romanzi ed alle leggende.
Perceval
e Gaalad sono pressoché inesistenti come tipologie umane nella vita reale, la
lealtà lascia il posto ad una più saggia amministrazione della propria persona
in maniera tale da non dover nulla a nessuno, perfino i “fantastici codici di
comportamento dei cavalieri ” (scritti con ogni probabilità da letterati
succubi del potere) sono completamente diversi, più spartani, più aderenti alla
realtà quotidiana e sono più che altro dei vademecum su come comportarsi in
ogni occasione, ma senza mai dimenticare la propria stirpe e la propria araldica, l’unico cavaliere della Tavola Rotonda che
rispetterebbe tali prerogative potrebbe essere Galvano se proprio dobbiamo
salvarne uno, anche se siamo certamente lontani dalla leggenda.
Indubbiamente
un’altra dei miti da sfatare è quella riguardante le grandi distese tetre e
desolate nelle campagne tante della Normandia quanto dell’Inghilterra
meridionale, quelle terre che fanno da sfondo a cupi e misteriosi cavalieri o
torbidi uomini spirituali che sembrano mantenere la vita quotidiana in
un’irrealtà illogica, fantastica quanto illusoria appena si legge qualche buon
resoconto del tempo: esse altro non sono che terre lasciate alla sterpaglia
perché ritenute incoltivabili dai contadini, i quali proprio in questo periodo
storico conquistano passo dopo passo, zolla dopo zolla tutto ciò che è
possibili mettere a semina, con l’aiuto del nobile che fornisce il materiale
necessario, intere paludi infestate vengono bonificate
e nel giro di pochi anni diventano fiorenti orti o giardini tra la
soddisfazione generale.
Si
capisce perché si lascia la leggenda di mostri o cavalieri neri su quelle
terre, si vuole identificare il male contrapposto al bene di chi lavora e
produce, la sterpaglia rappresenta per converso l’inutilità e la vita
parassitaria che ancora aleggia presso una certa popolazione.
La
gentry assesta un colpo decisivo alle istituzioni vetuste feudali che in
Inghilterra abortiscono rapidamente, la gentry è
formata da gente dura, nobile o meno, spartana, che da poco peso alla futilità
della vita, produce, quindi esige in cambio dalla Corona rispetto e rappresentatività
presso la stessa, non mette mai in dubbio il principio della legittimità
regale, anzi, la sua gente formerà i quadri della sua amministrazione politica
e militare che la renderà famosa in tutto il mondo, ma non cederà mai d’un
millimetro nella concessione di un soldo in più di rendita al Re se esso non
rispetta i patti, la gentry vuole la Tavola Rotonda perché intende partecipare
attivamente all’attività della nazione, non per fare sfoggio di un titolo
nobiliare.
Ci
vorranno ancora dei secoli per arrivare ad una compiuta Istituzione
Parlamentare in Inghilterra, ma le basi concrete gettate con la Magna Charta
daranno modo a questo popolo d’esaltare le proprie doti in fatto di Diritto e
Rappresentatività fino a farle applicare in quasi tutto il mondo conosciuto,
mentre in altre nazioni europee gli eroi erano
solitari e spesso incompresi, aristocratici snob e distaccati, senza seguito
popolare o sociale come Il Cid, il Digenis, Rolando, qui gli eroi siedono
attorno ad una Tavola e parlano dei problemi reali…anche nella leggenda…
L’articolo
è pubblicato anche sul sito dell’amica Maria Uberti: