PROVE ARCHEOLOGICHE
E STORICHE DEI CONTINENTI SCOMPARSI: LEMURIA, MU E ATLANTIDE
di Leonella Cardarelli
leonellacardarelli@virgilio.it
(Questa ricerca intende essere un approfondimento e una
rivisitazione dei miei precedenti articoli Da
Atlantide al 2012 e Ciò che resta di
Atlantide[1]
pubblicati rispettivamente nel 2006 e nel 2007)
Premessa
Pur partendo dalla considerazione che
non si debba mai smettere di cercare la verità occorre ammettere che è difficile scrivere qualcosa su Atlantide data
la moltitudine di opere presenti ed anche
perchè questo continente non esiste più. E visto che noi atlantologi
siamo sempre “pizzicati” sul fattore prove
archeologiche voglio concentrare questa ricerca proprio sulle prove dei
continenti scomparsi: esistono prove archeologiche (o comunque prove valide)
sull’esistenza di Atlantide? E quali sono le fonti? Se Atlantide è esistita vi
dovranno pur essere i resti da qualche
parte. Vediamo quindi cosa hanno studiato archeologi, geologi,
antropologi, storici e tutti
coloro che si sono occupati di Atlantide.
Anche altri
continenti sono sprofondati negli abissi marini per cui prenderò in considerazione anche Lemuria, un
continente poco studiato ma ciò che è stato scritto su di esso è davvero
interessante, nonché Mu, continente di un’importanza essenziale.
Atlantide: le prove storiche e archeologiche
La prima testimonianza storica su Atlantide è
quella che ne dà Platone nel Crizia e nel Timeo, tramandata da suo zio Solone.
Innanzi
a quella foce stretta che si chiama colonne d'Ercole,
c'era un isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell’Asia insieme, e
da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte.
[...] In tempi posteriori [...], essendo succeduti terremoti e cataclismi
straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte [...] tutto in
massa si sprofondò sotto terra, e l'isola Atlantide similmente ingoiata dal
mare scomparve. […] Essendoci dunque stati molti e terribili
cataclismi in questi novemila anni.[2]
Avvennero terribili terremoti e diluvi, trascorsi un solo giorno e una
sola notte tremendi […] l’isola di Atlantide scomparve sprofondando nel mare.[3]
Alcuni studiosi
si sono chiesti quanto sia attendibile questa testimonianza.
E’ possibile che
Platone abbia inventato tutto o abbia modificato alcuni particolari?
Vediamo cosa ne
pensano gli studiosi. Peter James e Nick Thorpe, autori di Terre perdute (1999), sostengono che nell’Atlantico non ci sono prove
archeologiche di questo continente. Lo stesso Aristotele, che ha gettato le
basi del pensiero razionale, non ha mai creduto a questa leggenda.
A sua volta Tony
Maniscalco, autore de I superstiti di
Atlantide[4](2008),
parte dalle testimonianze di Platone senza escludere che nel Crizia e nel Timeo
vi possano essere degli errori geografici, per giungere alla tesi che Atlantide
si trovi in Algeria, sotto le sabbie del deserto.
Platone scrive
che gli Atlantidei erano più evoluti della nostra razza e già nelle antiche
tradizioni elleniche troviamo testimonianze che citano antiche civiltà evolute,
successivamente scomparse. Al di là della scienza ufficiale sono state fatte
molte scoperte e non si sa dove collocarle.
Gli aztechi
sostenevano di venire da un luogo chiamato Aztlan (cioè Atlantide). Il prefisso
atl in lingua messicana significa acqua e lo ritroviamo in molti nomi:
Quetzalcoatl, Chichèn Iztlan (che in lingua maya significa salvati dalle acque).
I toltechi del
Messico sostengono a loro volta di venire da Aztlan.
Sono molti gli
intellettuali che hanno accettato l’idea di un continente perduto, ad esempio
Plutarco, che lo chiamava Saturnia. Diodoro Siculo affermava che i fenici scoprirono
una grande isola nell’Oceano Atlantico al di là delle colonne d’Ercole alla
quale arrivarono dopo qualche giorno partendo dalle coste africane. Sembra che
Atlantide, prima di divenire un’isola in seguito alle catastrofi subite (di cui
il diluvio fu l’ultima) fosse un vasto continente che comprendeva anche
l’attuale America. Non a caso si dice che i fenici furono uno dei primi popoli
a conoscere l’America prima di Colombo.
Tornando al
continente perduto, a Proco fu narrata da altri studiosi l’esistenza di un
continente chiamato proprio Atlantide. Lo storico romano Timogeno asserisce che
i Galli hanno una tradizione su Atlantide.
Elliot Scott,
rifacendosi al testo Ancien America di
Baldwin, ci dice che alcuni
documenti ritrovati nell’America centrale (quindi Messico, Guatemala, ove erano
stanziate popolazioni quali maya ed aztechi) testimoniano che il continente
americano si estendeva molto più a largo dell’Oceano Atlantico e che quest’area
fu poi distrutta da varie catastrofi[5];
la più importante è ricordata come diluvio universale e risalirebbe a 12.000
anni fa.
Possiamo
confrontare questa teoria con una leggenda diffusa tra i Celti i quali
sostengono che una parte della Gran Bretagna si estendeva a sua volta oltre
l’Oceano Atlantico.
Non sono trascurabili,
a mio parere, neanche i fenomeni che si verificano nel triangolo della Bermuda,
che sembrano dipendere da una piramide sommersa che emana una forte energia.
Per quanto
riguarda la geologia, Roberto Pinotti in Atlantide
(2001) prende in considerazione una serie di elementi geologici
interessanti[6].
Pinotti scrive:
Secondo le indicazioni di Platone l’Atlantide era un
paese montagnoso. Di conseguenza nell’Oceano Atlantico dovrebbe esservi una
vasta regione montagnosa immersa nell’acqua. Ed effettivamente le spedizioni
oceanologiche del XIX e XX secolo hanno stabilito con certezza l’esistenza di
un gigantesco sistema montagnoso che si estende da un circolo polare all’altro
passando quasi al centro dell’Atlantico.[7]
Personalmente
ritengo che ci siano testimonianze tali da poter credere che Atlantide fosse
nell’Oceano o che comunque nell’Atlantico ci sia stato effettivamente un continente. Non si deve altresì escludere che
sono stati ritrovati i resti di Atlantide nell’Algeria e nella Grecia ma si
deve pur considerare che queste terre possono essere state colonizzate dagli
atlantidei che come è stato tramandato avevano conquistato molti territori, tra
cui l’Egitto. Quindi potrebbe anche essere che l’Algeria e
In Tibet esiste
un libro antichissimo appartenente alla casta sacerdotale e ritrovato solo ai
primi del ‘900: Le stanze di Dzyan.
Questo libro, di autore ignoto, descrive le ere dell’uomo in diverse umanità e
tra le varie razze umane menziona anche la razza atlantidea. Esso è uno dei
testi fondamentali della Società teosofica e vi derivò l’opera La dottrina segreta di H.P. Blavatsky.
Fu la stessa Blavatsky a far conoscere al mondo il testo trovato in Tibet.
La civiltà
atlantidea così come la nostra razza (chiamata razza aria), ha seguito un
percorso di evoluzione-involuzione. Nella fase involutiva sono stati effettuati
esperimenti su uomini e animali[8].
Prima della razza atlantidea vi è stata la razza lemure[9]
che fu una razza sperimentale, cioè
formata da una serie di animali-umani, degli esperimenti. Vorrei proporre una
comparazione tra questa teoria riguardante la razza lemure e ciò che viene
riportato nel Popol Vuh[10],
libro sacro del popolo maya- quichè. Il Popol
Vuh riporta, oltre alla storia del diluvio, la storia della creazione di manichini di
legno, creati come esperimenti umani. Questi manichini sarebbero strati creati
prima con l’argilla e poi, visto che con l’argilla si rovinavano, con il legno.
Questi manichini però erano cattivi, senza cuore e iniziarono a cibarsi di
animali e non onoravano mai gli dei, finché gli animali stessi li divorarono
per vendicarsi[11] e fu
mandato un diluvio per punirli. Si tratta di pure coincidenze o di
scopiazzamenti? O si tratta di qualcosa realmente accaduto? Resta il fatto che
la questione del cibarsi degli animali, considerata quasi come un peccato
originale che condannò l’uomo alla sofferenza, è riportata anche nel testo di
Elliot Scott Storia della Lemuria
sommersa (1997), in cui l’autore scrive che l’antagonismo fra uomini ed
animali fu il primo a svilupparsi[12].
Tornando alle
testimonianze archeologiche, il geologo e archeologo Angelo Pitone ha rinvenuto
in Sierra Leone un particolare tipo di pietra azzurra, chiamata Skystone.
Questa pietra ha una conformazione particolare e si trova vicino a statuine di
origine sconosciuta, degli gnomi deformi che la popolazione Kiui ritiene siano
angerli caduti. La pietra è stata fatta analizzare in laboratorio ed è
risultata di composizione strana, fatta di calcite, largite, portlandite,
colorata artificialmente. Si ritiene che possa essere stata usata dagli
atlantidei per la costruzione di edifici, non a caso gli atlantidei
utilizzavano pietre particolari per la costruzione dei loro edifici, oltre
all’argento e all’oro.[13]
Ad onta di chi sostiene che i resti archeologici di Atlantide
non ci sono, si può affermare che i resti ci sono eccome, soprattutto nella
zona di Cuba che sembra poter coincidere con il luogo della capitale:
A poche decina di miglia dalle coste
della Florida, nella zona dei banchi corallini delle isole Bahamas, nel 1968
sono state scoperte al di sotto della superficie del mare lunghe muraglie o
strade, formate da megaliti, assemblate con la stessa tecnica ad incastro
presente in tutto il mondo. Oltre ciò, sono presenti cerchi di pietra
megalitici uguali a quelli trovati in tutto il mondo, venendo ad essere così
una parte di grande complesso sprofondato nell’oceano in seguito ad una
catastrofe, complesso forse facente parte di Atlantide. Infatti, davanti alla
penisola cubana di Guanahacabibes, sono state scoperte, in un’area di
Tuttavia, rilevamenti radar e varie
esplorazioni hanno evidenziato la presenza di resti sommersi di notevole
interesse vicino le coste cubane, come se addirittura in quella zona ci fosse
stata una capitale di un antico impero.[14]
La
prova più importante, però, è data dal ritrovamento di piramidi sottomarine. In
Archeologia misterica di Luc Bürgin,
troviamo la testimonianza di molti ritrovamenti che non vengono divulgati
dall’archeologia ufficiale per evitare di mettere in discussione tutto ciò a
cui abbiamo creduto finora. C’è comunque da dire che oggi vanno aumentando sempre
di più le persone colte che non si accontentano di un sapere prettamente
accademico o convenzionale e che si stanno avvicinando altresì all’archeologia “proibita”
e ad un nuovo modo di vedere la storia dell’umanità senza neanche “scandalizzarsi”
più di tanto: l’umanità sta aprendo la propria mente a nuovi orizzonti.
Bürgin,
oltre a divulgare le scoperte nei pressi di Okinawa (di cui parlerò nella
sezione su Mu) ci parla anche del segreto di Rock Lake, un lago che si trova ad
est di Madison (nel Wisconsin) e che ha sul fondale delle costruzioni
piramidali e dei manufatti in pietra.[15]
Atlantide e il problema della sua localizzazione
Su dove sia Atlantide, sulla sua esatta
ubicazione, è un mistero che ancora permane. C’è chi
la pone in Sardegna, chi in Inghilterra, chi nell’Oceano Atlantico, chi in
Algeria. Sembrerebbe Atlantide più un insieme di terre che una singola isola
inabissatasi nel mare. Da quanto detto finora si evince che la localizzazione di
Atlantide è un problema complesso che si evidenzia in quanto questo continente
ha subìto diverse catastrofi, quindi può aver occupato territori più o meno
ampi, nonché può aver conquistato altri territori.
In primis
bisogna ricordare che Atlantide, secondo vari studiosi, possedeva sette isole
che corrispondevano alle sette stelle delle Pleiadi, costellazione con cui gli
atlantidei sembravano essere in contatto. Non è però possibile dare una precisa
localizzazione temporale alla presenza di suddette isole, cioè non è chiaro se
esse fossero presenti prima o dopo le varie catastrofi. Platone dice che Atlantide
affondò in un sol giorno e in una sola notte ma l’isola a cui si riferisce il
filosofo greco era già ciò che restava di un continente più vasto,
precedentemente distrutto o sommerso.
Il paradigma
dominante sostiene che Atlantide si trovasse nell’Atlantico ma sembra vi siano
valide motivazioni per accettare ulteriori teorie. In realtà Atlantide non è
l’unico luogo scomparso perciò quando avviene un ritrovamento bisogna cercare
di capire a quale continente possa essere appartenuto, ad esempio le
costruzioni dell’Isola di Pasqua molto probabilmente sono di Lemuria (e non di
Atlantide), visto che l’area dell’Australia era occupata dai lemuri[16]
che a quanto pare erano dei giganti.
La maggior parte
dei testi su Atlantide tendono ad avallare la tesi secondo la quale
nell’Atlantico ci sia stato questo continente. Elliot Scott cita il seguente
passo dello studioso Starkie Gardner:
nel periodo eocenico le isole britanniche facevano
parte di una grande isola o meglio di un continente che si estendeva
nell’Atlantico; è certo che una grande regione continentale esisteva allora ove
attualmente si trovano il mare e
Effettivamente
se consideriamo la cultura molto elevata dei Celti, che abitavano proprio nell’Irlanda
e nel nord della Francia, possiamo pensare che forse la teoria di Gardner non
sia proprio pura fantasia. Non a caso i Celti stessi sostenevano di venire da
una terra sommersa nell’Oceano Atlantico, la mitica Avalon[18],
su cui sono stati scritti tantissimi libri.
Elliot Scott ci informa
che, tramite un’indagine, fu scoperto che nel mezzo dell’Oceano Atlantico esiste una
vera e propria catena montuosa[19]-
le cui cime formano le Azzorre, San Paolo, Ascensione, la stessa Islanda,
Sant’Elena, e Tristan d’Acunha- coperta di detriti vulcanici e questi detriti
arriverebbero fino alle coste americane.
La catena in
questione, a cui ho accennato anche prima citando Pinotti, è la dorsale medio atlantica ed è formata
prevalentemente da rocce basaltiche. Secondo i geologi questa catena
sottomarina risalirebbe a decine di milioni di anni fa. Il prof. di geologia
Martinis, che si occupa proprio di Atlantide, la fa risalire addirittura a 135
milioni di anni fa. Egli però, nonostante la sua passione per il continente
perduto, dichiara che nell’oceano Atlantico non c’é nessuna Atlantide e anche
James e Thorpe dichiarano che non esistono affatto resti archeologici di essa.
Su una linea opposta si pongono invece studiosi come Jirov e Heezen, che
nonostante l’assenza (assenza forse solo apparente) di resti archeologici, non
escludono l’esistenza del continente. Heezen affermò che:
vi sono molti elementi che dimostrano come in
determinati momenti della loro esistenza queste catene uscirono alla superficie
degli oceani formando vaste zone di terraferma, valutabili, per la loro
vastità, alla stregua di veri e propri continenti. Evidentemente una parte di
tali catene è esistita in superficie persino nel periodo post glaciale. Al di
là di ogni tradizione, dunque, l’esistenza di queste catene e altopiani montani
inabissati induce in effetti a pensare alla precedente esistenza di continenti
perduti: Atlantide nell’Atlantico, Mu nell’Oceano Pacifico e Lemuria nel
Pacifico.[20]
Molti studiosi
sono ormai del parere che le masse d’acqua oceaniche si spostano per svariate
cause, sommergendo alcune terre e facendone emergere di nuove. Tutto ciò
porterebbe a non escludere che vi sia stato un continente in un remoto periodo
dell’umanità e oggi sono tantissimi gli studiosi che sostengono questa teoria:
Colin Wilson, Charles Hapgood, Graham Hancock sono solo alcuni nomi di studiosi
che si sono dedicati all’argomento con molta serietà. Il problema dei resti
sommersi difficili da trovare e da datare, nonché dell’eccessivo lasso di tempo
trascorso tra la fine della civiltà atlantidea e la nostra razza, hanno portato
la maggior parte degli studiosi a rinunciare allo studio di Atlantide.
Effettivamente le difficoltà ci sono e non sono poche. Si cerca di addurre
teorie più o meno valide, basandosi su studi o su ricerche sul campo.
Un altro punto
su cui si sono soffermati a riflettere molti studiosi è il mistero del
triangolo delle Bermuda. Si sostiene che in quest’area vi sia una potente
energia che “risucchi” aerei e navi che passano di lì. Si ritiene che
questa potente forza sia causata da una
piramide atlantidea che continua a canalizzare la sua energia dal profondo
dell’Oceano causando misteriose correnti.
Una delle teorie
più diffuse sostiene che le piramidi egizie e la civiltà egizia in generale
appartengano alla tradizione atlantidea e che quindi l’Egitto possa essere
stato la vera Atlantide. Su questo non tutti sono d’accordo.
Quando si
evidenziano analogie tra varie parti del mondo, prima di considerare che il
continente Atlantide si estendesse per chissà quanti chilometri, bisogna
ricordare che gli Atlantidei avevano altresì colonizzato molti paesi. L’Egitto sicuramente
non faceva parte di Atlantide ma è probabile che gli Atlantidei l’abbiano
visitato o colonizzato e costruito lì alcune opere come
James e Thorpe
dichiarano infatti che l’affinità ipotizzata da molti atlantologi secondo i
quali le piramidi egizie e quelle americane (dei maya) siano opera dello stesso
popolo è vacillante in quanto le datazioni sono diverse: quelle egizie sono del
Resta in dubbio,
comunque, l’origine della Sfinge.
Elliot Scott ci
dice che 80.000 anni fa esistevano già le prime due grandi piramidi (Chefren e Micerino,
quindi per Elliot Scott le due piramidi sono di gran lunga antecedenti l’epoca
in cui le colloca la scienza ufficiale) ed esse sarebbero sopravvissute ad una
catastrofe, verificatasi appunto in quel periodo e dopo la quale fu costruito
il tempio di Karnak. Ad ogni modo Elliot Scott ritiene che un gruppo di atlantidei (precisamente una Loggia bianca di iniziati) migrò in Egitto
400.000 anni fa, quando questo territorio era ancora poco popolato nonché
isolato[21].
Non bisogna dimenticare, poi, che egizi e americani avevano abitudini simili quindi
l’idea di una colonizzazione o comunque di una migrazione è piuttosto
verosimile. Resta però da capire perché la civiltà egizia sia iniziata solo
intorno al
I misteri della Spagna e la mappa di Ecateo
Una lingua
inspiegabile per i linguisti è la lingua dei baschi. I baschi, pur trovandosi a
metà tra
Un altro sito
interessante che troviamo in Spagna è Tartesso[23],
un’antica città di cui troviamo menzione nell’antica Bibbia, precisamente nel
Primo libro dei Re (10,22). Nella Bibbia leggiamo che il re Salomone
commerciava a Tartesso e che questa città si trovava nei pressi del fiume Guadalquivir.
Si sarebbe trattato di una città molto ricca, acculturata e con una lingua non
appartenente a nessun tipo di ceppo linguistico iberico:
Dalle ricerche linguistiche sembra probabile che vi si
parlasse una particolare lingua, il cosiddetto tartessico
di cui esiste traccia letteraria. Il tartessico, sorprendentemente, non risulta
imparentato con il basco, con l'iberico e con il lusitano (quest'ultimo sicuramente indoeuropeo),
che sono le altre famiglie linguistiche della Iberia
precedenti all'arrivo dei Celti. C'è incertezza se farne una famiglia linguistica
separata o tentare di inserirlo nelle esistenti famiglie linguistiche.
Il tartessico in effetti mostra qualche somiglianza con le lingue indoeuropee anatoliche (quali l'ittita e il luvio)
come anche l'etrusco e questo rafforzerebbe la tesi, a suo
tempo proposta, che i fondatori della città fossero i cosiddetti Teres dei Popoli del
mare.[24]
A pag. 58 di Atlantide e il mistero dei continenti
scomparsi (2006) viene riportata l’immagine della mappa di Ecateo[25]
(V secolo a.C.), in cui compare la città di Tartesso a sud della penisola
iberica.[26]
Ecateo, di origine greca, era uno scrittore di testi storici e geografici. Gli
storici ritengono che Tartesso sia stata distrutta dai cartaginesi nel
Lemuria: un laboratorio di umanità o una civiltà
avanzata?
I Commentari a Le stanze di Dzyan narrano che Lemuria era il terzo continente. Questo
nome fu coniato da M.P.L. Sclater sulla base di ricerche zoologiche: trovando
esemplari di scimmie chiamate lemuri in Madagascar decise di denominare Lemuria
questo continente ma c’è anche chi sostiene che il termine Lemuria possa essere
associato al termine lemuri che in
antico romano significava fantasmi.
Generalmente si
ritiene che Lemuria sia antecedente ad Atlantide e che sia stata una civiltà
avanzata. Questo continente partiva dal Madagascar per giungere fino all’Australia.
Il Madagascar è infatti noto per la diversità della flora e della fauna rispetto
al resto dell’Africa. Stando alle teorie di Elliot Scott la popolazione lemure
era tutt’altro che avanzata, anzi, non era neanche molto umana, tuttavia i
lemuri erano dotati di una certa cultura.
Elliot Scott ci
dice che i lemuri erano giganti e anche gli atlantidei lo erano.
Molto
probabilmente, quindi, furono i lemuri a costruire le statue dell’isola di Pasqua
e se così è stato significa che malgrado le sembianze animali una certa intelligenza
e capacità era posseduta da questi individui[30].
Lemuria sarebbe poi sprofondata ma una parte di essa si salvò e questa parte
contribuì alla formazione di Mu. L’esistenza di Lemuria è stata generalmente
accettata:
Poiché la teoria di Lemuria guadagnò una certa
importanza, cominciò ad apparire nel lavoro di altri scienziati quali Ernst Haeckel,
un tassonomista
tedesco che propose Lemuria come la spiegazione all’’’anello mancante". I fossili
di questo non si sarebbero potuti trovare perché sepolti in fondo al mare.
La teoria di Lemuria scomparve con l'apparire della
teoria della tettonica a placche.[31]
L’ipotesi
dell’esistenza di Mu non ebbe la stessa risonanza. Infatti nei Commentari a Le stanze di Dzyan, a Lemuria succede Atlantide, non Mu. Ciò può
essere dovuto al fatto che i due continenti sono stati contemporanei. Infatti
quando Atlantide si trovava nell’Atlantico, Mu era nel Pacifico ma stranamente
nessuno la menziona.
Il continente madre: Mu
Il “mito” di Mu
nasce a fine ‘800 con il colonnello Churchward (1852-1936), di origine
britannica. Il colonnello, lasciata la sua carriera lavorativa, si recò in
India nel 1870 e strinse amicizia con un sacerdote indiano. Entrambi erano
appassionati di archeologia, così il sacerdote mostrò a Churchward delle
tavolette antiche che parlavano dell’origine dell’umanità. Secondo il sacerdote
queste tavolette erano sacre poiché erano state scritte dai Naacal, ovvero dai
“Sacri fratelli”che venivano da un
continente madre in Asia sudorientale.
Il sacerdote e
l’ex colonnello tradussero tutte le tavolette e scoprirono che esse parlavano
della creazione del mondo e dell’origine dell’uomo, il quale sarebbe comparso
per la prima volta sul continente Mu. Dopo alcuni anni il professore e
ricercatore William Niven scoprì in Messico, durante gli scavi, 2.600 tavolette
che facevano riferimento a Mu.
Così Churchward,
dopo aver tradotto le tavolette e aver viaggiato per trovare altri elementi
validi ad avallare la sua ipotesi dell’esistenza di questo continente, tracciò
la seguente storia di Mu.
Mu si trovava
nell’Oceano Pacifico ed era abitata da diverse tribù governate da un re detto
Ra-Mu. In Terre perdute (1999) si
legge che il nome Mu deriva da regina Moo[32]
che era la regina di Atlantide ma questo nome potrebbe avere anche altre
origini. Il regno di Mu veniva chiamato Impero
del Sole infatti i suoi abitanti (i “muani”) adoravano una divinità che
venne denominata Ra il Sole, in
quanto non ci si poteva riferire ad essa con il suo vero nome. Mu era popolata
prevalentemente dalla razza bianca (e ciò spiegherebbe perché in America vi
sono molte raffigurazioni di gente bianca, già da prima della scoperta
dell’America). I muani portarono scienza, religione e commercio in tutto il
mondo. Anche Mu aveva delle colonie tra cui l’impero di Mayax in America,
l’impero Uighur in Asia centrale e Est europeo e regno dei Naga in Asia
meridionale[33]. Mu
ebbe una prima catastrofe causata da vulcani e maremoti, durante il periodo di
massimo splendore. Questa catastrofe interessò la parte meridionale del
continente. In seguito il continente si inabissò definitivamente 13.000 anni
fa. Sopravvissero solo poche persone.
Sprofondò prima
Mu e poi Atlantide (quest’ultima si inabissò 12.000 anni fa)[34].
Il continente Mu
sembra essere il più importante di tutti poiché è “il continente madre” e fu
coevo di Atlantide: nello stesso periodo Atlantide regnava nell’Atlantico e Mu
nel Pacifico ed erano entrambe due civiltà avanzatissime che comunicavano.
Tuttavia Mu non è nota come lo è Atlantide, forse perché non vi sono stati
filosofi (come per Atlantide di cui ci parlò Platone) a tramandarne l’esistenza e, stranamente, non ve ne è menzione neanche ne Le stanze di Dzyan.
Tuttavia per Mu
abbiamo resti archeologici validi e credo che questo sia di fondamentale
importanza. Nel 1997 nei pressi dell’isola di Yonaguni (area di Okinawa) nel
mar della Cina, tra Formosa e il Giappone, sono stati scoperti resti
archeologici molto importanti tra cui monumenti a terrazze, appartenente ad una
civiltà sprofondata nel Pacifico di cui non si ha traccia nei libri di storia
ufficiali. Il resoconto di questa scoperta lo troviamo in Civiltà sommerse (2002) di Graham Hancock
I resti appartenevano
ad un periodo che oscilla tra
L’esistenza di
una civiltà così evoluta spiegherebbe anche perché
Il resoconto
dettagliato di questa scoperta si trova in Civiltà
sommerse (2002) di G. Hancock, il quale ha corredato la ricerca con
fotografie di questi resti. I geologi che si sono immersi a Yonaguni sono tre:
Masaaki Kimura, Robert Schoch (già summenzionato per le ricerche sulla Sfinge) e
Wolf Wichmann e per quanto ne sa l’autore si tratta degli unici geologi che
sono scesi a quelle profondità. Questi tre geologi non hanno un’opinione
condivisa. Kimura con i suoi allievi ha effettuato centinaia di immersioni e
sostiene che si tratta senza dubbio di opere di origine umana e sostiene
altresì che in alcuni punti sono stati ritrovati fori prodotti da strumenti
simili a punteruoli. La descrizione di ciò che ha visto Kimura (una specie di sentiero pavimentato con
pietre che collega le principali zone della struttura; tracce di scavi che
fanno pensare a riparazioni [35]ecc.)
lasciano intendere palesemente che si tratta dei resti di una civiltà. Lo
stesso Kimura ritiene che questi resti appartenevano ad una civiltà avanzata.
Schoch (che si è
immerso insieme allo stesso autore)
invece non ha preso una posizione chiara in merito alla natura di questo
monumento sommerso, ha sostenuto sia che potesse trattarsi di un monumento
naturale sia che potesse essere di origine umana con fini astronomici in quanto
si trova sul tropico del Cancro.
Il geologo
Wichmann ha effettuato tre
spedizioni e sostiene che si tratti di un’opera naturale. Kimura però ritiene
che anche se dovesse essere di origine naturale, questo tipo di topografia
sarebbe troppo difficile da spiegare.
L’unico
archeologo che si è immerso a Yonaguni è Sundaresh che considera il monumento
di origine umana.[36]
Molto
probabilmente questi studiosi hanno trovato gli antichi resti di Mu. Non a caso
anche in Cina esistono molte piramidi a terrazze[37].
Per quanto
riguarda la storia di questo continente scomparso nel Pacifico e altre prove
che dimostrano la sua esistenza, Domenico Pasquariello, autore di Grande inchiesta su Atlantide scrive:
La civiltà di Mu, oltre che dominare
l’Asia, estese il suo dominio anche nell’America. Infatti non si contano le
raffigurazioni, le leggende e le tradizioni degli antichi popoli mesoamericani
che parlano di uomini bianchi dalle lunghe barbe e dalle ampie vesti, dotati
inoltre di una avanzata tecnologia, i quali vennero in America dalla zona
dell’Asia/Oceania (dove un tempo si trovava Mu) per insegnare ai nativi le arti
e le scienze.
Anche steli Maya riportano una
migrazione da una terra nel Pacifico al Sud America e quasi sicuramente ci si
riferisce alla terra di Mu che era situata ad ovest del Sud America.
Studiosi come il geologo William Niven
hanno individuato nei siti messicani di Texcoco e di Haluepantla i resti di
città vecchie di 50 mila anni. Si tratta di tre città edificate l’una
sull’altra che hanno tra loro resti evidenti di un diluvio e di eruzioni
vulcaniche. In questi siti sono state trovate innumerevoli statuette che
raffigurano uomini con i lineamenti dell’Asia meridionale e con atteggiamenti
tipicamente orientali. Questi luoghi dovrebbero essere i principali siti dove
si stabilirono gli uomini provenienti da Mu, siti che si trovano sepolti ad una
media di nove metri sotto il terreno messicano.
Nel 1997 sono stati scoperti nelle acque
dell’isola Yonaguni i resti di una antica civiltà scomparsa, quasi sicuramente
l’antica civiltà di Mu. Sono i resti di una civiltà vissuta tra il 15 mila e il
10 mila a.C. e sono posti a
Ad Aguni (a nord di Yonaguni) c’è un
muro gigantesco, mentre a Kerama c’è un edificio circolare, il tutto collegato
da una strada.
I megaliti e le costruzioni di blocchi
monolitici e giganteschi con la tecnica ad incastro sono diffuse in
Sud-America, in Egitto, in Libano, in Israele, in Giappone, nel Centro-America,
in Inghilterra, in Francia, ecc., come se fossero stati ereditati da una
civiltà antidiluviana.[38]
Conclusione
Concludo
questa ricerca con una citazione di Bürgin:
Tanto per fare un esempio, come è andata
a finire una “candela d’accensione” in una pietra vecchia di 500.000 anni? Come
si spiegano le impronte di perforazioni perfette in blocchi di pietra che
risalgono all’Egitto dei faraoni? Laddove la scienza convenzionale non riesce a
trovare spiegazioni bisogna prendere in considerazione ipotesi alternative.[39]
I
resti delle antiche civiltà, progredite tanto quanto noi, o forse molto più di
noi, ci sono. Basta volerle vedere.
Bibliografia:
Bürgin, L. (1998) Geheimakte
Archäologie, Bettendorf, F.A. herbig Verlagsbuchhandlung GmbH, München;
trad. it. (2001) Archeologia misterica,
Piemme, Casale Monferrato (AL)
Consiglio dei
Maya- Quiché, Popol Vuh (2006)
Massari editore, Bolsena (VT)
Hancock, G. (2002)
Underworld, Penguin books Ltd,
James, P.; Thorpe, N. (1999), Ancient
mysteries, The Ballatine publishing group, Random house; trad. it. (2002), Terre
perdute,
Pinotti, R.
(2001) Atlantide, Mondadori, Milano
Platone, Tutte le opere (1977) Newton, Roma
Scott Elliot, W.
(1996), Storia dell’Atlantide, Bis,
Torino
Scott Elliot, W.
(1997), Storia della Lemuria sommersa,
Bis, Torino
Zecchini, V.
(2006) Atlantide e il mistero dei
continenti scomparsi, Giunti, Firenze
Articolo: Maniscalco, T. I superstiti di Atlantide pubblicato su Archeomisteri n. 35 settembre-ottobre 2007
Per approfondimenti:
Le stanze
di Dzyan, Marco Valeri Editore (TO)
Blavatsky, H. P.
La dottrina segreta, ETI, Vicenza
Memorie di Atlantide, pubblicato su Archeomisteri num. 33 maggio giugno 2007
(pubblicato in Internet col titolo Ciò
che resta di Atlantide)
Altre fonti:
Conferenza Mito e realtà di Atlantide, Perugia,
8/2/08, a cura del C.E.A.
Conferenza Mito e realtà di Atlantide, Sulmona, 16
e 23/10/06, a cura del C.E.A
Webgrafia:
Famiglini, A. Il
continente Mu in http://www.acam.it/mu.htm
Pasquariello, D. Grande
inchiesta su atlantide, Lemuria e Mu in http://alieniemisteri.altervista.org/Dossier_Atlantide.htm
[1] Ciò che resta di Atlantide è stato pubblicato su Archeomisteri num. 33 maggio-giugno 2007
col titolo Memorie di Atlantide
[2] Cit.. Platone, Tutte le opere (Crizia), pag. 669
[3] Cit. Platone, Tutte le opere (Timeo) pag. 551
[4]Cfr. Maniscalco, T. I superstiti di Atlantide, Archeomisteri n. 35 settembre-ottobre
2007
[5] Cfr. Scott, E. (1996) pag. 22-24
[6] Cfr. Pinotti, R. (2001) pag. 92-131
[7] Cit. Pinotti, R. (2001) pag. 102
[8] Informazione acquisita dalla conferenza Mito e realtà di Atlantide, Perugia, 8/2/08
[9] Cfr. pag. seguenti
[10] Gli studiosi sostengono che il Popol Vuh sia il libro più antico del mondo, ancora più antico dei Veda
[11] Cfr. Popol Vuh, pag. 45-52
[12] Cit. Scott, E. (1997) pag. 60
[13] Informazione acquisita dalla Conferenza Mito e realtà di Atlantide, Perugia, 8/2/08
[14] Cit. Pasquariello, D. Grande inchiesta su Atlantide in http://alieniemisteri.altervista.org/Dossier_Atlantide.htm
[15] Cfr. Bürgin, L. (2001) pag. 123-134
[16] I lemuri sono delle scimmie ma qui si utilizza il termine lemuri per indicare gli abitanti del continente scomparso Lemuria
[17]Cit. Scott, E. (1996) pag. 13
[18] Cfr. Zecchini, V. (2006) pag. 59
[19] Cfr. Scott, E. (1996) pag. 12-13
[20] Cfr. Zecchini, V. (2006) pag. 89
[21] Cfr. Scott, E. (1996) pag. 50
[22] Informazione acquisita dalla conferenza Mito e realtà di Atlantide, Sulmona, 16 e 23 ottobre 2006
[23] Cfr. Zecchini, V. (2006)pag. 62
[24] Cit. http://it.wikipedia.org/wiki/Tartesso
[25] Cfr Zecchini, V. (2006) pag. 58
[26] La mappa di Ecateo si può
visionare anche sul sito internet http://www.capurromrc.it/mappe/!0175ecateo.html
[27] Cfr.
http://it.wikipedia.org/wiki/Tartesso
[28] Le stanze di Dzyan è un libro altamente esoterico e di non facile comprensione. E’ un testo importante in quanto spiega l’origine delle varie razze umane nel corso della storia dell’umanità
[29] Cfr. Scott, E. (1997) pag. 21
[30] Sulla copertina del testo di Scott E. Storia della Lemuria sommersa vi è raffigurata una delle statue dell’isola di Pasqua.
[31] Cit.
http://it.wikipedia.org/wiki/Lemuria
[32] Cfr. James
e Thorpe (1999) pag. 12
[33] Cfr. Famiglini, A. in http://www.acam.it/mu.htm
[34] Cfr. Famiglini, A. in http://www.acam.it/mu.htm
[35] Cfr. Hancock, G. (2002)
pag.792
[36] Sul resoconto di Sundaresh cfr. Hancock, G. (2002) pag. 798-802
[37] Sulle piramidi cinesi cfr. Bürgin, L. (1998) pag. 164-167
[38] Cit. Pasquariello, D.
http://alieniemisteri.altervista.org/Dossier_Atlantide.htm
[39] Cit. Bürgin, L. (1998)
pag. 185