Le varieta’ linguistiche del semitico  nord-occidentale, I millennio a.C. 

di Elisa Caimi

 

Per la storia degli studi semitici e’ importantissimo il I millennio a.C., perche’ in questo periodo si rompe la crosta dell’uniformita’ linguistica (nel III e II millennio infatti avevamo l’utilizzo di Accadico e di variante di Ugaritico).

 

Cosa accade nel I millennio a.C.?

A livello di lingua, sappiamo che ogni popolazione di lingua semitica si mette a scrivere per conto proprio, nella propria lingua. Le lingue scritte arrivate a noi sono lingue ovviamente morte, solo l’aramaico ci e’ giunto ma in modo cosi’ modificato da non riuscire a comprendere le sue fasi piu’ arcaiche.

 

Le testimonianze di scrittura che abbiamo dobbiamo pero’ immaginarcele diverse da quelle che erano le lingue parlate nel I millennio.Questo perche’ durante la scrittura la lingua di solito viene “standardizzata” (e’ usata infatti per lo piu’ da un’elite di letterati).

 

Non conosciamo i rapporti che intercorrono tra lingua scritta e lingua parlata. Possiamo immaginarci solo i rapporti esistenti tra lingue scritte e lingue scritte, per mancanza di elementi che ci possono far capire come poteva essere quella parlata.

 

L’evoluzione delle diverse scritture non deriva da un cambiamento linguistico quanto da un’elaborazione di volta in volta di nuovi sistemi grafici adottati, che possono costruire un’identita’.

 

Garbini enuncia la differenza tra “langue” e “parole”: “langue” e’ la lingua base, una matrice, che spesso non viene utilizzata nella scrittura in modo puro.

“Parole” invece e’ una serie di dialetti che nascono col variare della langue (non sono riconoscibili sotto l’aspetto orale in quanto abbiamo solo testimonianze scritte che per standardizzazione non possono essere- come sopra enunciato- paragonate alla lingua parlata).

 

IL SEMITICO NORD OCCIDENTALE:

 

Dai documenti in nostro possesso possiamo analizzare le affinita’ che ci sono tra lingue letterarie scritte e altre lingue letterarie scritte (forse varianti dialettali di uno stesso tipo linguistico) o varianti dialettali all’interno della stessa lingua letteraria.

Ogni variante ha la sua condizione storica.

 

In Palestina e in Fenicia abbiamo nel I millennio lingue letterarie molto affini che fanno capo al Cananaico.

Perche’ tante varianti? Dobbiamo immaginarci che di varianti dialettali ce ne fossero di piu’ di quelle testimoniate da lingua scritta.

 

Sappiamo che nel I millennio alcune popolazioni nomadi e seminomadi dei secoli precedenti si stabilizzano. Non appare tuttavia un motivo valido per giustificare l’apparizione di numerose lingue, poiche’ anche nel II millennio questa sedentarizzazione era avvenuta, senza pero’ portare alcuna variante letteraria (se non il Fenicio).

 

Sono due le probabili cause di questa diversificazione linguistica:

 

Il fenicio fu forse davvero modello di lingua letteraria: le popolazioni di Siria e Canaan, come pure i carovanieri nord-arabici ne sentirono l’influsso.

 

 

Le varieta’ linguistiche nel I millennio:

 

Nel II millennio, in Siria e Palestina le lingue parlate erano tutte derivate da un unico tipo linguistico: l’Aramaico (evoluzione dell’Amorreo).

 

Nel I millennio questo tipo linguistico (dopo la caduta del dominio babilonese), viene mantenuto in Mesopotamia e in Siria, ma nella terra di Canaan solo lo Yahudico (Sam’al), un aramaico antico e le iscrizioni di Deir’Alla faranno riferimento ancora all’Aramaico.

Qui, infatti, accanto a queste lingue, cominciano a nascere lingue che hanno come tipo linguistico di base il Fenicio, per processo di adozione.

 

Questo influsso fenicio avvenne soprattutto per Ammoniti, Edomiti e Israeliti, che dopo la scomparsa del predominio Babilonese erano rimasti senza individualita’ linguistica.

 

Dell’Edomita sappiamo ben poco, anche se crediamo sia di derivazione fenicia.

L’Ammonitico (della Transgiordania), ha caratteri nordarabici e sicuramente Cananei, e nel tempo sviluppa caratteri propri.

Per quanto riguarda Israele, crediamo che esista un Ebraico del nord e un Ebraico del sud. Dell’ebraico del nord non sappiamo molto, ma alcuni ritrovamenti ci fanno pensare che anche al nord di Israele il fenicio era adottato come lingua o deve avere avuto forti influssi (v. santuario di Yahweh del VIII secolo, con iscrizioni ebraiche/fenicie o i sigilli ebraici con nomi fenici e viceversa).

 

Pur supponendo che l’Ebraico e’ la lingua anche del nord di Israele, sappiamo con certezza che questa doveva essere quella del sud di Israele, lingua in cui e’ stato scritto l’Antico Testamento. Il problema e’ capire se gli scritti Biblici di Israele del nord sono redatti nello stesso tipo di Ebraico del sud.

 

L’Ebraico sembra essere autonomo rispetto al Fenicio, ma deve avere comunque subito influssi da esso: forse l’Ebraico era un dialetto fenicio evoluto.

Per capirlo dovremo scoprire quale forma di Fenicio influi’ sull’Ebraico (taluni sostengono una forma di fenicio conosciuta a Megiddo) e quanto di non Fenicio ci sia in esso (alcuni caratteri sono innovativi propri dell’Ebraico, come la perdita della t finale nei nomi femminili e il pronome relativo aser).

Non sappiamo cosa porto’ di innovativo il fenicio, ma sappiamo che la lingua letteraria fenicia nacque prima della lingua letteraria Ebraica.

 

Altra lingua con caratteri fenici e’ il Moabita (est del Mar Morto), che sembra aver ripreso caratteri molto arcaici del Fenicio mescolandoli a caratteri propri moabitici e a caratteri ebraici.

Non si sa se il Moabita riprese dallo stesso modello di Fenicio da cui ha ripreso anche l’Ebraico, oppure abbia ripreso direttamente dall’ebraico che a sua volta riprese dal Fenicio.

 

Il Moabita sembra essere piu’ autonomo rispetto all’ebraico, forse perche’ non aveva grossi contatti con le popolazioni fenicie; inoltre, a differenza dell’ebraico (che sappiamo essere simile sia per la forma scritta che per la forma orale) il Moabitico sembra essere soltanto una lingua scritta da classe dirigente, ma non sappiamo che tipo di rapporto intercorreva tra lingua orale e scritta con esattezza.

 

Il fenicio doveva aver fornito non solo un influsso a livello alfabetico, ma doveva aver ceduto anche espressioni stilistiche e formule sintattiche.

Quando parliamo di Fenicio parliamo di dialetti quali quello di Biblo o quello di Tiro o Sidonio, i piu’ conosciuti. Mentre pero’ il dialetto Sidonio resta invariato nel corso del tempo (forse per mancanza di documentazione che puo’ permettere paragoni), il dialetto di Biblo si evolve, in tre fasi:

 

Come mai questo cambiamento a differenza del dialetto Sidonio?

Forse tutto questo e’ comprensibile in rapporto alla storia.

Nella prima fase di Ahiram, a Biblo, presupponendo che sia del XIII secolo,  c’e’ la fine dell’eta’ del Bronzo e quindi resta una frattura che portera’ innovazioni ora della seconda fase che riscontriamo tramite iscrizioni del X secolo (questo forse accade con il dialetto Sidonio ma non possiamo saperlo per mancanza di documentazione).

Il secondo cambiamento per Biblo forse fu quello testimoniato nel V secolo,per il quale non abbiamo termini di paragone precisi sempre per mancanza di documentazione. Questa e’ comunque la frase in cui si riprende il suono S dal Sidonio, e il cambiamento di zn in z.

 

Da questo possiamo comprendere come il dialetto base del fenicio potesse essere quello di Tiro e Sidone.

 

La fortuna di questi dialetti fenici si ha proprio perche’ tra l’VIII e il VI secolo la conquista Assira e poi Babilonese aveva portato all’adozione del solo Aramaico a discapito di tutte le altre lingue che sparirono. Questo non accadde al fenicio che resistette,  tenendo lontano dal fenicio base ogni tipo di aramaismo.

Se non troviamo influssi aramaici nel fenicio e’ interessante vedere come troviamo influssi invece greci, spunto su cui si dovrebbe meditare.

 

Home Page Storia e Società