Introduco
con piacere questo reportage di Rita Lotti del tutto particolare da lei redatto
subito dopo una delle sue recentissime giornate
dedicate alla rievocazione/ricostruzione storica riguardante il comportamento
dei legionari romani durante un’ipotetica campagna di guerra, tenutasi ad
Albano Laziale insieme agli altri appartenenti al gruppo di ricostruzione
storica legato all’Istituto Ars Dimicandi.
Abbiamo
avuto già modo d’apprezzare Rita nel suo esauriente articolo precedente che
c’introduceva al modo pratico per crearsi da sé un paio d'antiche caligae
romane, le calzature che i legionari utilizzavano giornalmente ed ora abbiamo
la possibilità di considerare attraverso la descrizione di un “campo di
lavoro/studio” l’intera attività di un appassionata di
Archeologia Sperimentale che comprende momenti non sempre conosciuti ai più
visto, dall’esperienza (negativa) maturata dalla nostra “annalista”.
L’impegno
costante di tutti gli appartenenti al gruppo (tra cui atleti di fama mondiale),
attraverso duri allenamenti, diversificazioni
nell’attuazione dei programmi di ricostruzione (quindi non limitati alla
semplice parata occasionale) che vanno dai combattimenti tipici dell’arena
(pancrazio, lotta, pugilato), alla gladiatura, all’esercitazioni militari
attraverso i movimenti tipici d’una legione, garantiscono certamente
un’eccellente qualità del lavoro da svolgere e che viene svolto.
Proprio
prendendo spunto da una di queste giornate dedicate alla sperimentazione, Rita
Lotti ci mostra cosa significa la preparazione di Ars
Dimicandi: nulla è lasciato al caso, non c’è esasperazione, ma grande senso
etico di ciò che si tenta di ricostruire, una “missione invernale”, un campo
con relativi spostamenti tra il freddo e la pioggia, tra incursioni offensive e
movimenti difensivi, tra le variegate pendenze del terreno certo non favorevoli
per una “passeggiata”.
Rita ci
descrive la sua ansia, le sue titubanze, i suoi
problemi pur essendo una “legionaria” esperta e preparata, ci fa assaporare la
sua felicità d’essere partecipe all’avvenimento, ma al tempo stesso ci spiega i
motivi della sua defaillance nel mezzo della marcia per raggiungere gli
obiettivi prefissati dal gruppo.
Questi
problemi incontrati da Rita dimostrano la serietà degli allenamenti, e
dimostrano anche che l’essere umano alle volte ha dei limiti, oltre cui andare diventa pericoloso per sé stessi e per gli
altri. Rita con grande umiltà e grande coraggio ha
sentito il bisogno di descrivere questo suo momento particolare, ma proprio
dalle sue parole traspare la saggezza di chi ha compreso l’errore e ne vuole
porre rimedio.
Sono grato
a Rita per la gran lezione d’umiltà dimostrata, simile a quella dei romani del
tempo antico che pur sconfitti temporaneamente sapevano
trarre profitto dagli errori commessi e si preparavano per la rivincita morale
oltre che fisica, come lei sta facendo da quel giorno fatidico.
Adesso la
parola ai fatti ed alla nostra “reporter” d’eccezione.
Sabato 10/02/07: partenza da Bononia ore 06,00 in
compagnia dei miei contubernalis, fermata verso Perugia per caricare un gradito
ospite: Flavio Stilicho del forum di AD. Un ragazzo di 17 anni ma davvero già
in gamba. Raro esempio di giovane intelligente, educato, serio.
Arriviamo ad Albano
verso le 10,00 del mattino e là piove a dirotto. Entriamo nel campo non ancora
completato e il Tribuno ci saluta tutti, indicandoci le tende ancora arrotolate
nel punto esatto dove dovranno essere piantate. Vige la regola che ogni
contubernium (8 persone) deve rizzarsi la propria tenda. Ci mettiamo di buona
lena al lavoro e gentilmente Flavio Stilicho (nostro ospite) ci aiuta. Sotto la
pioggia che da sottile si fa sempre più battente io ed il mio contubernium di
Bononia (come tutti gli altri in seguito) abbiamo lavorato per rizzare la
tenda, ed è stata una faticata.
Abbiamo sistemato a
fatica tutte le nostre masserizie bagnate all’interno e ci siamo cambiati in
abiti romani per entrare subito nell’atmosfera.
Tutti in tenuta
romana, senza corazza e con sola peanula per ripararsi dalla pioggia, come in
un vero campo romano antico. Ho così potuto personalmente testare (alla grande)
le mie caligae tipo Vindolanda (sono il tipo chiuso costruite da me), la mia
peanula di lana e la tunica manica lunga sempre di lana. Beh devo dire che tutti gli indumenti hanno superato benissimo
l’esame: la peanula resiste benissimo all’acqua e, nonostante non sia trattata
come quelle antiche, prima di inzupparsi sarei dovuta rimanere ore sotto la
pioggia. La caligae chiuse (chiodate ed ingrassate con solo olio di oliva)
hanno resistito benissimo all’acqua ed al fango, non facendo una piega! I piedi
mi sono rimasti asciutti, al contrario invece di quando mi sono tolta gli
scarponcini da trekking che, bagnati in punta, mi avevano inumidito le calze!
Verso le ore 13,00,
dopo che tutti sono arrivati, abbiamo pranzato con cibarie portate dai nostri
commilitones della Legio II Partica di Albano, organizzatori dell’evento. Sono nel frattempo arrivati anche i nostri socii nonchè alleati
Galli Boi di Bononia, presentatisi numerosi al nostro invito di
sperimentazione.
Il pomeriggio poi è
proseguito con l’annuncio di nuove disposizioni all’interno della Cohors I Italica Veterana, la distribuzione degli armamenti
effettuata dal Praefectus Armorum, le chiacchere, il riposo, sempre sotto la
pioggia incessante.
Verso le ore 16,00 viene dato l’ordine di armarsi e di prepararsi a
partire: destinazione Museo Archeologico di Albano per incontro con Direttore
del Museo, nostro consul Anziano Dott Chiarucci. Abbiamo lì passato un paio
d’ore, nominando anche i comandanti delle due vexillationes romane. Siamo poi siamo rientrati al nostro campo. Non smette di
piovere.
Cena a base di
“Zuppa Legionaria” (preparata per l’occasione dall’ottimo cuoco Dario Battaglia
nonché nostro Tribunus) e carne cotta sulla brace del
fuoco di legna del campo, sotto l’acqua che cadeva copiosa dal cielo plumbeo.
Prima di andare a
letto, scelta delle vexillationes che avrebbero dovuto cimentarsi nella
sperimentazione del giorno dopo: io vengo inserita
nella vexillatio Rubria (rossa), comandata dal mio contubernalis Hyrpus. Tutte
e due le squadre sono composte di circa 12 uomini (13 la vexillatio dei Galli
Boi).
A letto prestissimo
(ore 21,30) perché la sveglia sarebbe stata per tutti
alle ore 04,30 del mattino, pena multe salatissime da detrarsi sulla nostra paga
(abbiamo introdotto l’esperimento del pagamento dei milites con assi e
denarii).
Domenica
11/02/07: Dopo una notte un
po’ insonne per l’umidità e l’agitazione, la levata è stata durissima, ed al
buio, sotto le nostre tende, abbiamo dovuto prepararci ed armarci: un’impresa
trovare la propria roba quando 7 persone brancolano al buio!
Causa questa
concitazione io mi sono fatta prendere un po’ dall’eccitazione: mi sono
dilungata in tenda alla ricerca del mio vestiario, non ho fatto colazione a
dovere, la cotta di maglia (che mettevo per la prima volta in azione…) mi
pareva pesare all’inverosimile, una tosse fastidiosissima mi tormentava, ero
affannata ed agitata come non mai.
Alle 05,50 sono uscita di corsa dalla tenda per rincorre un mio
commilitones che mi aveva preso per errore la mia peanula, poi sono corsa ad
afferrare la lancia e lo scudo, ma nel caos che c’era per il campo tutti ci
siamo dilungati in queste operazioni cosicchè alle 06,00 (ora di partenza per
la missione) non eravamo ancora nei ranghi… Per fortuna non pioveva e c’era la
luna.
Il Tribuno,
arrabbiatissimo per il disordine, ha comminato 200
assi di multa a tutte e due le vexillationes. Ancora più agitazione…
Io ero agitata e la
corazza mi toglieva il fiato…sapevo di non essere al massimo della forma e mi
sono fatta prendere da leggero panico: il panico di
non farcela.
Il Tribuno ha dato l’ordine di partenza alla Vexillatio Cerulea (blu) ed a
me mi batteva forte il cuore dal panico che saliva sempre di più… Poche volte
sono stata in quello stato d’animo e la mia mente continuava ad assillarmi con
il pensiero che non avrei resistito. Un pensiero battente che non riuscivo a scacciare.
All’ordine di
partenza della nostra vexillatio, ho afferrato lo scudo, mi sono messa in
colonna e ci siamo incamminati verso la meta di partenza della nostra missione.
Per arrivarci avremmo dovuto fare una ripida e lunga strada di
Albano: appena iniziata la salita, avevo il fiato cortissimo, la corazza
che mi premeva sullo sterno togliendomi il respiro, lo scudo iniziava a pesare
un quintale ed io ho preso una grave decisione: ho chiamato il comandante della
mia squadra dicendogli che non riuscivo a continuare, perché mi sentivo
mancare. La corazza mi dava un senso di oppressione
insopportabile.
Viola dalla vergogna
ho guardato il mio comandante, visibilmente incredulo e amareggiato, il quale
mi ha ordinato di tornare al campo. Tra la mia vergogna e gli sguardi increduli
dei miei commilitones, ho preso la via del ritorno. Una grave decisione la mia, ma ho dovuto decidere in quel momento,
prima che fosse troppo tardi.
Mentre rientravo ho
incontrato il Tribuno insieme all’addetto delle riprese video
ed al fotografo e tutti mi hanno chiesto cosa era successo: io imbarazzatissima
e di color rosso fuoco in viso, ho detto quel che mi capitava, non ancora
conscia che il mio non era un problema fisico, ma mentale. Il panico è tremendo ma io l’ho compreso solo dopo…
Al campo mi sono
tolta la corazza che mi soffocava e così, munita di solo cingulum, elmo e
peanula, mi sono incamminata dietro al Tribuno che molto gentilmente mi ha detto che potevo seguire ugualmente la missione insieme a
lui.
Siamo arrivati nel
luogo delle operazioni della squadra Cerulea e subito i milites di quella
vexillatio mi hanno minacciato con le armi, credendo che io fossi una spia
dell’altra squadra, e non credendo minimamente alle assicurazioni mie e del
Tribuno che mi ero ritirata all’inizio della missione.
Mi son dovuta tenere sempre tre-quattro passi indietro rispetto a tutti i componenti di quella squadra, perché non si fidavano
assolutamente di me. Mi è toccata anche l’umiliazione di essere creduta una
traditrice, ma ben mi sta. La mia rabbia per quella dannata situazione mi
rodeva sempre più!
Dopo aver atteso per
mesi questo avvenimento, per colpa della mia
presunzione mi toccava stare fuori dalle operazioni!
Missione: La Vexillatio Cerulea aveva ricevuto
il primo ordine della giornata: doveva fortificare il luogo dove si trovava (in
mezzo al bosco), facendo una fortificazione piccola.
Io, fuori dal teatro delle operazioni e sempre sott’occhio di un milites, non ho visto nulla dei lavori, ma ho saputo poi che utilizzando dei tronchi abbattuti, insieme a delle ramaglie tagliate sul posto, hanno costruito un buon castrum, ben protetto dai tronchi su tutti i lati ( tranne un piccolo tratto di palizzata fatto di rami intrecciati) protetto intorno dalla fitta boscaglia e con una sola via d’accesso ben congegnata.
Ad un certo punto è
arrivato il secondo ordine, quello di correre giù sulle rive del lago di Albano (lì eravamo sul cono del lago di Albano) per
soccorrere la vexillatio Rubria, che si trovava in pericolo per via dei Galli
Boi che li stavano inseguendo. Dovevano trovare i commilitones, trarli in salvo
dai Galli e condurli al proprio campo.
Tre milites sono
stati lasciati a guardia del campo, mentre gli altri 8 sono partiti per cercare
i commilitones in pericolo. Per accelerare la marcia abbiamo fatto sentieri
sterrati ripidissimi in mezzo ad un fango incredibile, sopra cui
molti sono scivolati; una fatica incredibile, ma bisognava sbrigarsi per
trovare i nostri compagni.
Osservando tracce
confuse sui sentieri, non riuscivam a capire se l’altro gruppo fosse già passato avanti o invece ci seguivano… Nel cercare
tracce più chiare dovevamo sempre stare in guardia perché i Galli non si sapeva
dove fossero. Dopo un po’ tutti avevamo capito che la
Rubria ci precedeva, e con passo veloce abbiamo cercato di raggiungerla. Li
abbiamo trovati che presidiavano un sentiero che
portava al campo fortificato, mentre in lontananza, più avanti, si vedeva la
retroguardia dei Galli che correvano in cerca del campo romano per attaccarlo.
Le due squadre
romane riunite si sono avviate, sotto la guida delle guide del posto (i
legionari della Legio II Partica) per un sentiero secondario
,tra la boscaglia, nell’intento di intercettare i Galli prima che questi
arrivassero al nostro campo, difeso solo da 3 milites.
Il gruppo romano poi
si è diviso in due, prendendo due direzioni diverse,
nel tentativo di prendere a tenaglia il gruppo dei Galli. Azione molto
rischiosa perché le due vexillationes, con un tempismo perfetto, si sarebbero
dovute riunire nello stesso punto e circa nello stesso
instante per attaccare da due lati i nemici.
Davanti al campo
romano ben fortificato, i Galli sono stati sorpresi dalle due vexillationes dei
romani, che attaccandoli da due lati li ha circondati e uccisi tutti.
Una splendida
azione, non c’è dubbio.
Tutto questo in poco
più di tre ore, dalle 6 alle 09,30. Rispetto all’anno 2006 c’è stato un dimezzamento netto dei tempi di
svolgimento della missione. La competizione più forte (forse per via della
presenza dei Galli) e la voglia di dimostrare le conoscenze acquisite hanno portato a questo inatteso risultato.
Visto che avevamo
previsto la fine delle missioni alle ore 13,00, a quel
punto rimaneva ancora molto tempo. Così il Tribuno ha chiesto un supplemento di
missione. Assedio dei Galli al forte romano. Tutti i romani (20 uomini perché
due erano rimasti prigionieri dei Galli) chiusi nella loro fortificazione
(ordine della missione tenere il forte) assediati dai Galli Boi (ordine della
missione prendere il forte). Come sarebbe finita?
I romani, chiusi
dentro il piccolo forte, erano pigiati gli uni contro gli altri, in guardia
perenne. I Galli fuori, senza corazze ed armati solo con scudi, lance lunghe e
spade, hanno studiato per almeno 20 minuti il da farsi. Il fatto che ci fosse
un solo sentiero per raggiungere il forte li rendeva
perplessi. Poi hanno iniziato l’azione: hanno legato una corda ad un ramo a
forma di V e,
lanciando questo specie di uncino sopra lo steccato del forte romano nel punto
in cui era fatto solo rami intrecciati (il punto più debole), tentavano di
agganciarlo per atterrarlo.
Dopo parecchi lanci
a vuoto, al riparo degli scudi perché i romani tiravano giavellotti per
disturbare l’azione, sono riusciti con un paio di lanci ben piazzati a
divellere la fortificazione, creando un varco di circa 1,5 metri. Però sul
varco si sono immediatamente piazzati 4 legionari che con un murus
impenetrabile di scudi impediva l’entrata.
A questo punto
inizia fitto il lancio di giavellotti da entrambe le
parti. Però la differenza era evidente perché da una parte erano i Galli
sparpagliati intorno al forte e per i romani colpirli era difficilissimo,
mentre i Romani venivano colpiti molto facilmente
vista la ristrettezza dello spazio interno in cui erano costretti.
La situazione per un
buon quarto d’ora resta di stallo, ma le fila romane pian piano si
assottigliano.
Quindi due Galli, silenziosamente, sono
scivolati nel bosco alla ricerca di una via per arrivare sul fianco del forte.
L’hanno trovata e pian piano si sono avvicinati.
Nel frattempo
altri due incursori Galli
hanno aggirato in un altro punto la fortificazione romana, calpestando letteralmente
i rovi, e al riparo dei propri scudi si sono fatti sotto al muro del forte, con
l’intento di abbatterlo o quanto meno attestarsi lì per disturbare.
La battaglia a
questo punto si è fatta serrata, perché i Galli tiravano i giavellotti
all’interno del forte da tre parti e i Romani, ammassati com’erano
erano un facile bersaglio. Infatti ne sono
morti parecchi, tra cui i due comandanti e un vice comandante. Via via che le
fila si assottigliavano la situazione si faceva sempre più difficile per i difensori
fino a quando i Galli hanno assaltato tutti insieme il
forte e con mossa fulminea sono penetrati a forza all’interno, piombando sui
pochi romani privi di capi e li hanno uccisi tutti.
Questa seconda
missione ci ha fornito ulteriori dati su cui basare le
nostre sperimentazioni e molte informazioni su cui riflettere. Si sono
evidenziati in questa seconda missione parecchie lacune da colmare e sistemare,
per migliorare sempre più la nostra conoscenza sull’esercito romano e per
acquisire noi sempre più esperienza.
Al campo siamo
rientrati verso le 12,30, stanchi ma felicissimi dell’esito delle operazioni. I
Galli era molto soddisfatti del lavoro svolto, come
noi del resto.
Nella riunione post
missione che abbiamo fatto tra noi, abbiamo rilevato una carenza
gravissima nella catena del comando (sembra una sciocchezza ma invece si è
rivelata una mancanza fondamentale), scarsa decisione dei comandanti e dei
sott’ufficiali (in un momento ben preciso tutti noi abbiamo intravisto la
possibilità da parte dei Romani di poter fare una sortita dall’apertura
praticata dai Galli, che avrebbe senz’altro cambiato l’esito finale della
missione, ma il comandante in quel momento non se l’è sentita di dare
quell’ordine - per questo verranno processati dal Console Anziano), scarsa
possibilità di manovra causa ristrettezza eccessiva del castrum (troppo piccolo
per tanti uomini) che ha impedito di difendersi adeguatamente, inadeguatezza di
alcuni armamenti (le hamate sono troppo pesanti per milites che volessero fare
incursioni veloci nel bosco contro nemici che ne sono sprovvisti).
Infine (ma ci
sarebbe ancora molto da dire) la miglior difesa è sempre l’attacco e anche
questa sperimentazione l’ha dimostrato: rimanendo impalati dentro il forte, i
romani sono stati uccisi uno ad uno come topi in
trappola.
Concludo dicendo che per la mia pessima figura,
verrò sicuramente multata e condannata a giuste corvèè da scontare nei prossimi
campi di AD. Queste sono i regolamenti a cui tutti noi della Cohors I Italica Veterana dobbiamo sottostare!
Rita Lotti
Per saperne di più
sull’Istituto Ars Dimicandi