Noi e gli Altri (considerazioni sull’immigrazione)
di Leonella Cardarelli
L’immigrato è troppo spesso visto come un uomo
“povero”, che viene in Italia “solo” per trovare un lavoro migliore. Invero i motivi che possono
spingere un uomo o una donna ad affrontare l’esperienza dell’immigrazione
possono essere molteplici. L’immigrazione c’è e non si può negare che oggi è
complesso convivere con persone di differenti culture perché per quanto ci si
voglia aprire ognuno vuole preservare le proprie usanze, soprattutto
quando, di fronte all’immigrazione, teme di perderle a favore di un
multiculturalismo troppo spesso malinteso e mal definito. Tra l’altro, parlare
in Italia di multiculturalismo è azzardato perché tra i grandi paesi
industrializzati (Giappone escluso) l’Italia è quello con il minor numero di
immigrati. Il problema dell’immigrazione è quindi un problema delicato, da ridimensionare, è un
problema dai molteplici aspetti. L’immigrazione incide
sulla nostra vita economica e sociale e oggi si avvertono, purtroppo, numerose
tensioni, anche perché l’Italia ha ancora parecchie difficoltà a gestire il
fenomeno migratorio, difficoltà dovute soprattutto alla nostra mentalità che è
rimasta in un certo senso chiusa. Da parte dell’Altro
c’è il problema ad orientarsi e ad adattarsi in una
società e in una cultura che non è la sua. Da parte nostra c’è la paura di
dover rinunciare a un pezzo di noi, della nostra
identità e della nostra cultura a favore di una cultura diversa. La conciliazione
è problematica e questo è un dato di fatto.
Ciò però non deve frenarci dall’
avvicinarci all’ Altro, perché l’Altro non è detto che sia così diverso
da noi. L’uomo è un animale sociale. L’uomo comunica. L’uomo si confronta.
L’uomo si integra. La storia dell’uomo, in fondo, non
è altro che la storia di una continua integrazione. L’integrazione e gli
incontri sono semplicemente intrecci di storie. E’ raccontandosi che ci si integra e si fa entrare gli altri nel proprio mondo.
Riflettendoci bene, è tutto un cerchio, è tutta una
ruota che gira sempre.
L’integrazione può essere di due tipi: ci si può integrare rinnegando
la propria cultura (per farsi accettare o perché non si è soddisfatti della
propria cultura di origine) e ci si può integrare in
modo più flessibile, assimilando i caratteri più in armonia con noi e
conservando la nostra cultura, facendola conoscere anche agli altri. Perché si racconta? Si racconta perché anche se lontani ci
si sente sempre legati al proprio paese di origine. Si
racconta per non dimenticare. Si racconta perché è importante ciò che si sta
raccontando. Si racconta per farsi conoscere e per conservare la propria
Ma come
reagiamo noi di fronte all’Altro?
In un mondo globalizzato è importante conoscere l’Altro, la sua
storia e la sua cultura, perché ormai gli Altri sono qui, li incontriamo
faccia a faccia sugli autobus, sui banchi dell’Università, nei supermercati e
non si può far finta di niente: la nostra società sta cambiando. L’Altro, il
“diverso”, se non conosciuto…può spaventare (soprattutto in un periodo storico
come questo) e ciò può generare pregiudizi, razzismo o xenofobia. Non si desiderano nuovi
immigrati e quelli già presenti vengono troppo spesso esclusi o sfruttati
ingiustamente, solo perché culturalmente diversi da noi. Vengono
cioè trattati come non-persone (per
usare un’espressione di Dal Lago)e pochi si rendono conto che la maggior parte
degli immigrati svolge lavori che gli italiani non vogliono più svolgere. Oggi
si parla tanto di immigrazione ma forse ci si
interessa ancora troppo poco di conoscere gli Altri. Come affermano Colombo e
Sciortino, gli immigrati non sono solo immigrati. Chi sono gli Altri? Chi sono queste persone con cui ci ritroviamo a convivere?
Quanti potrebbero rispondere a questa domanda? Pochi. Invero
credo che nelle differenze si possono scorgere molte somiglianze, senza dover
necessariamente rinunciare alla propria cultura e si può notare, come afferma
Zucca, che spesso quello che si riesce a
vedere in un’altra società, allo stato palese o latente, permette di scoprire
ciò che si agita nella propria: contraddizioni e incoerenze che prima non si
sospettavano minimamente perchè non si era neppure in grado di percepirle. (…) Così si scopre che l’altro in fondo è sempre e comunque
una figura possibile di noi, come noi lo siamo di lui
leonellacardarelli@virgilio.it
Bibliografia di riferimento:
Bolaffi, G. (2001)
I confini del patto, Einaudi, Torino
Colombo, A.; Sciortino G. (2004), Gli immigrati in Italia, Il Mulino,
Bologna
Colombo, E. (2002) Le società multiculturali, Carocci, Roma
Dal Lago, A.(1999) Non-persone, Feltrinelli,
Milano
Di Michele, L.; Gaffuri L.; Nacci M. (2002) Interpretare la differenza, Liguori,
Napoli
Melilli, M. (2003)
Mi chiamo Alì…Identità e integrazione:
inchiesta sull’immigrazione in Italia, Editori Riuniti, Roma
Villano, P. (2003) Pregiudizi e
stereotipi, Carocci, Roma
Zucca, M. (2001) Antropologia
pratica e applicata, Ellissi, Napoli