NOMADISMO E SEDENTARIETA'      di Enrico Galavotti

 

 (articolo tratto dal sito dell’autore http://www.homolaicus.com)

 

Con il nomadismo tutto il mondo apparteneva all'uomo, non esistevano confini di sorta, ci si spostava seguendo i percorsi delle mandrie di animali selvatici, si praticava caccia e pesca lą dove esisteva una selvaggina relativamente sufficiente. Per il resto si viveva di bacche, radici, frutti...

Con lo sviluppo dell'agricoltura e dell'allevamento il mondo deve essere suddiviso in forme di proprietą appartenenti a determinati clan o tribł, fino alle comunitą di villaggio. I confini sono inevitabili. E' il prezzo del relativo benessere.

Le tribł possono anche diventare nemiche, specie se una č dedita pił all'agricoltura che all'allevamento e l'altra pił a questo che a quella, o se addirittura una č dedita ad attivitą stanziali e l'altra pratica solo il nomadismo.

Tuttavia, in assenza di forme sociali antagonistiche interne a una tribł, vi sono scarse motivazioni per dominare altre tribł. Non esistono guerre di conquista. Vi possono essere battaglie per la difesa di un territorio, ma queste battaglie non arrivano mai a trasformarsi in guerre vere e proprie. Non esisteva infatti la concezione di poter usare gratuitamente il lavoro altrui.

Questa concezione implica gią uno svolgimento di rapporti sociali, interni alla tribł, in direzione dello schiavismo: il che ovviamente presuppone una qualche differenziazione nella gestione della proprietą.

Se all'interno di una tribł esiste la possibilitą di schiavizzare qualcuno, allora esiste anche la possibilitą di trasformare una parte della proprietą pubblica in proprietą privata.

Diversamente, ogni forma di lavoro servile puņ essere spiegata solo nel senso che determinate persone, uscite sconfitte da uno scontro bellico, venivano considerate da tutti i membri della tribł come persone di seconda categoria, i cui diritti erano limitati, e che sostanzialmente dovevano porsi al servizio di tutti i membri della tribł.

Se anche qualcuno della tribł poteva pretendere che una determinata persona sconfitta da lui stesso in battaglia, si ponesse al suo diretto servizio, di regola questa persona non svolgeva mai una quantitą tale di mansioni da permettere a chi la dominava di non fare pił nulla.

Spesso anzi lo stato di servitł era a tempo determinato e veniva considerato come propedeutico alla totale integrazione negli usi e costumi della tribł.

Persino nei tempi delle formazioni schiavistiche erano previsti periodicamente degli anni sabbatici in cui era possibile un qualche affrancamento degli schiavi.

Enrico Galavotti

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