Papillon, la fuga della volontà

di Enrico Pantalone

150’ , 1973

Regia: Franklin J. Schaffner

Cast: Steve McQueen, Dustin Hoffman, Victor Jory, Dalton Trumbo

 

 

A questo film sono particolarmente legato per tanti motivi: McQueen è il mio attore preferito, indosso solamente papillons dal giorn in cui ho visto per la prima volta questo film, più di trent’anni fa e poi perchè l’autore del romanzo da cui è stata tratta la sceneggiatura e che fu il protagonista nella realtà della vicenda si chiamava come me, Henry, Henry Charriere.

Cosa centra tutto ciò con una critica al film, nulla direte voi, ed avreste ragione, ma ognuno di noi deve fare i conti con il proprio spirito e la propria mente, Papillon per quanto mi riguarda avrà sempre un posto speciale nel mio cuore e ne sono ovviamente felice.

Torniamo alla storia,  Papillon, soprannome dovuto al tatuaggio che porta sul corpo, è un francese accusato di omicidio in patria, siamo negli anni ’30, imprigionato e condannato ai lavori forzati a vita in Cayenna, cioè nel posto più allucinante che la mente umana, pur contorta, abbia potuto mai

concepire per far scontare delle condanne.

Affronta la prigione ed i lavori sotto un’umidatà atroce ed un caldo insopportabile, tra guardiani aguzzini e direttori sadici che infliggono pene continue ai già estenuati detenuti.

Il film è in realtà un po’ melenso, alle volte piuttosto pesante e fa leva sui sentimenti d’umanità che si trovano in tutti noi per tirare avanti (150 minuti non sono uno scherzo), la vita quotidiana del detenuto è mostrata in ogni suo momento (anche troppo quando ci viene spiegato dove tengono i soldi e come si fa a nasconderli, pensateci un po’ e troverete la soluzione…), anche in maniera piuttosto realistica e violenta.

Ogni minima infrazione viene fatta scontare in una prigione sotterranea al buio più completo, tra evidenti disagi non solo fisici, ma anche psichici, immaginiamoci l’amico di Papillon interpretato da Dustin Hoffman con la sua figura minuta cosa deve passare, convinto che la revisione del processo lo farà uscire presto.

Papillon è realista, sa che nessuno l’aiuterà più, così deve darsi da fare per fuggire, ci riesce insieme all’amico ed un altro giovane omossessuale, ma vengono ripresi e condannati ancora a pene decisamente peggiore.

Riesce a fuggire un’altra volta insieme all’amico ed due si separano, Papillon raggiunge un’isola dove viene accolto dai nativi come un fratello, trova anche un donna ed il re vuole “diventare” anche suo fratello facendosi tatuare la stessa farfalla sul corpo, ma il nostro eroe deve fuggire ancora, divide mangiare e compagnia con dei lebbrosi secchi, alla fine sono loro ad aver pietà del fuggitivo ed oltre ad una delle loro barche gli regalano anche molto denaro accumulato con traffici illeciti sull’isola (ma etic, perché l’unico scopo è sopravvivere).

Papillon viene catturato di nuovo e dopo la condanna durissima di sei mei in isolamento ed al buio, unici amici gli scarafaggi, viene liberato insieme al suo vecchio amico di fuga, allo stremo delle forze.

Essendo pericolosi in quanto già fuggiti più volte vengono dirottati sull’Isola del Diavolo, uno scoglio a picco sul mare dove sguazzano felici branchi famelici di squali prnti a divorare gli eventuali fuggiaschi…..In quest’isola Papillon e l’amico ritrovano un po’ d’umanità, nessun aguzzino (a che servirebbero ?), possono praticare l’agricoltura e la pastorizia, insomma si lavora quantomeno in maniera produttiva e moralmente soddisfacente.

Ma Papillon studia le onde del mare per capire come fare a fuggire, costruisce una rudimentale barca leggera e resistente e scappa salutando per l’ultima volta l’amico deciso oramai a rimanere per il resto della vita nell’isola.

Papillon riesce nel suo intento e saluta beffardamente….nella realtà Henry Charrarie arriva nel Venezuela e li rimane fino al 1967 quando in Francia cade in prescrizione il presunto delitto e lui ritorna in Patria a godersi il successo del libro/autobiografia ed a passare di premiazione in premiazione.

Non è certamente un grande film, la sua linea guida è il rispetto dell’essere umano ovunque, indubbiamente un film anche decisamente commerciale, ma pur con tutti i distinguo possibili, con ogni probabilità la sceneggiatura risente molto dal fatto che è stata scritta da quel Dalton Trumbo

(per l’occasione anche attore) che nel periodo del maccartsimo fu al centro di numerose ed insultanti peripezie personali per aver difeso le proprie idee, pagando con il suo allontanamento per diversi anni dalla grande macchina hollywoodiana, alcune parti del film sembrano rievocare quei momenti drammatici, ma Steve McQueen e Dustin Hoffman sono grandi e perfetti nei ruoli ritagliati appositamente per loro.

 

 

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