Nell’aprire questa nuova sezione ho tenuto conto di diversi aspetti della ricerca archeologica e storica, ma soprattutto mi sono basato sulla passione della gente comune che spesso è un punto importante nella riuscita di un qualsiasi studio.

Essendo questo sito dedicato alla passione per le materie che permettono, un tempo come oggi, la  crescita continua della la società in cui una civiltà vive non poteva certo mancare una parte che si prenda cura della ricostruzione sia artistica, sia archeologica che storica.

Non vorrei creare malintesi, qui non si tratta di parlare o descrivere re-enacting ed archeologia sperimentale, logica che lascio a chi ha esperienza e preparazione nel campo, ma più prosaicamente di lasciare parola (ed immagini) a gente comune che descriva la realizzazione di un suo personale manufatto (artistico, capo di vestiario, ecc.) oppure d’uno scritto, d’una esperienza, una ricerca che tramandi ovviamente ad una cultura tipica d’una certa era.

La storia non ha tempo né spazio, quindi senza confini etnici, una possibilità di studio a 360°, ed in questo senso che ospitiamo come primi articoli quelli dell’amica Rita Lotti, una persona comune, con la grande passione per la storia romana che la portata a costruire nei suoi ritagli di tempo dagli affetti famigliari e dal lavoro un paio di caligae, una paio di calzature romane da utilizzare nel contesto delle manifestazioni culturali di re-enacting, ma che potrebbero essere utilizzate ugualmente per un qualsiasi studio al proposito.

Leggendo le sue righe potrete constatare come partendo dall’utilizzo di materiale e strumentazione assolutamente banali e che probabilmente abbiamo tutti in casa sia riuscita a realizzare un manufatto assolutamente interessante, trovo simpatica anche la descrizione che fa dei suoi errori, segno tangibile d’una grande umiltà di base, da sempre un valore importante nei rapporti tra la gente.

Rita, in un altro articolo, ci fa rivivere anche una splendida giornata di ricostruzione relativa a combattimenti gladiatori in un anfiteatro romano, quello d’Albano, nulla di tecnico sia ben chiaro, solamente una perfetta descrizione che permetta al lettore un’immedesimazione nello svolgersi delle azioni convulse.

Grazie anche in anticipo a tutti coloro che vorranno raccontare quindi qui le loro esperienze nel futuro.

 

Enrico Pantalone