SCIENZA E FILOSOFIA VERSO
IL FUTURO
di Enrico Galavotti
(tratto dal sito dell’autore http://www.homolaicus.com)
Una delle particolarità essenziali
dello sviluppo della scienza consiste nel fatto ch'essa
si orienta verso lo studio di oggetti che già sono di uso comune o che potranno
diventarlo. Ma perché questa seconda caratteristica abbia qualche garanzia di
successo, occorre che il progresso scientifico disponga di
un sistema categoriale adeguato.
Per molto tempo, ad es., i fisici hanno cercato di presentare i solidi, i liquidi
e i gas come un sistema puramente meccanico di molecole. E' stato lo sviluppo
della termodinamica a rivelare l'insufficienza di questa concezione. Ma in
seguito, con la nuova teoria, si cominciò a sostenere che i processi fortuiti
nei sistemi termodinamici non erano qualcosa di esterno
al sistema, ma ne costituivano l'essenza interna, determinante lo stato e il
comportamento del sistema stesso. Con lo sviluppo della fisica quantistica si è
poi scoperto che le categorie di necessità e di
contingenza vanno viste in una unità dialettica, e che occorre rinunciare
all'identificazione deterministica che Laplace poneva fra causalità e
necessità, utilizzando invece attivamente la categoria del 'potenzialmente
possibile' per la descrizione dei processi dell''infinitamente piccolo'. In una
parola, una struttura categoriale adeguata -che risponda anzitutto al principio
della irriducibilità del tutto alla somma delle parti-
appare, allo stesso tempo, come premessa e condizione della conoscenza e della
comprensione di nuovi oggetti e fenomeni.
Senza dubbio, il compito di
elaborare strutture categoriali che permettono di uscire dal quadro dei modi
tradizionali di percezione e d'interpretazione degli oggetti, viene realizzato per gran parte dalla filosofia. La filosofia anzi è stata capace di offrire le direttive
categoriali necessarie alla ricerca scientifica prima che la scienza
cominciasse a padroneggiare gli oggetti che corrispondevano a quelle categorie.
Le quali, ovviamente, in virtù della ricerca scientifica, si svilupparono
ulteriormente, trovando quelle conferme empiriche che la filosofia non poteva
dare.
Resta vero però che senza una
continua riflessione filosofica sulla scienza, nessuna direttiva categoriale
può arricchirsi di veri nuovi contenuti. Ciò non significa che la filosofia sia di per sè sufficiente a risolvere i problemi delle
scienze naturali. La scienza è un aspetto particolare della cognizione
filosofica della realtà e la ricerca filosofica
rappresenta uno dei presupposti necessari dello sviluppo delle scienze
naturali, benché questo sviluppo si realizzi solo a condizione che le scienze
siano autonome.
Un semplice confronto fra la storia
della filosofia e quella delle scienze naturali indica assai chiaramente le
performances anticipatrici della filosofia in rapporto alle scienze concrete.
E' sufficiente ricordare che l'idea dell'atomismo, essenziale per le scienze
della natura, apparve nei sistemi filosofici del mondo antico e in seguito si
sviluppò all'interno di diverse scuole filosofiche, finché le scienze naturali
e il progresso tecnico raggiunsero un livello idoneo a trasformare un’intuizione
o speculazione di tipo filosofico in un fatto scientifico.
Si può anche evidenziare, ad es., che numerosi aspetti dell'apparato categoriale sviluppato
dalla filosofia di Leibniz vanno visti in relazione ai cosiddetti 'grandi
sistemi' e non certo in relazione alle scienze naturali del XVII sec., dominate
da una concezione puramente meccanicista del mondo. Nella sua monadologia
Leibniz sviluppò idee che per gran parte risultavano
alternative al meccanicismo (ad es. quelle riguardanti il rapporto fra la parte
e il tutto o fra la causalità, la virtualità e la realtà, che ricordano da
vicino certi modelli della cosmologia moderna e della fisica delle particelle
elementari).
La filosofia insomma scopre per
intuito o anche per un ragionamento logico ciò che la scienza arriva a
dimostrare concretamente solo dopo un periodo di tempo più o
meno lungo. Ovviamente la filosofia è capace di questo solo nella misura
in cui si rapporta a tutta la realtà sociale e culturale (inclusa la scienza
stessa). Ed è altresì ovvio che non necessariamente la
scienza giunge a fare determinate scoperte sulla scia delle cose intuite o
pensate dalla filosofia. Sarebbe assurdo sostenere che i modelli cosmologici di
Fridman o di Planck, che pur si accostano al quadro d'interazione delle monadi,
si rifanno direttamente alla filosofia di Leibniz. Al
massimo si potrà parlare di influenza mediata (dalla
storia della filosofia, come di tutta la cultura) delle idee di Leibniz
sull'epoca contemporanea.
Infine si può ricordare che è stata
la filosofia a scoprire per prima la capacità di autosviluppo
degli oggetti, oggi ritenuta di fondamentale importanza dalla scienza.
Nell'ambito della filosofia sono stati elaborati i principi dello storicismo, i
quali esigono che si esamini un oggetto tenendo conto del suo sviluppo
precedente e della sua facoltà evolutiva (si pensi al contributo che l'idealismo
hegeliano ha dato alla comprensione del fatto che la contraddizione è una forza
motrice di ogni sistema vitale e di pensiero).
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* *
Detto questo, è necessario ora
ridimensionare le pretese 'profetiche' della filosofia e rassicurare i
sostenitori dell'autonomia della scienza, dimostrando che l'una e l'altra
disciplina trovano la loro ragion d'essere all'interno del contesto
storico e culturale in cui si sviluppano. Cerchiamo di spiegarci con un
esempio. Quando si usa il concetto di 'spazio', il suo
significato non è sempre quello offerto dalle opere scientifiche e filosofiche.
Lo spazio come categoria della cultura è integrato nel tessuto della lingua
quotidiana: quando usiamo le parole 'qui', 'là',
'alto', 'basso' ecc., noi ci serviamo inconsciamente della nozione di spazio,
la quale organizza il senso di questo parole. In quanto categoria culturale lo
spazio funziona nelle opere artistiche, nelle rappresentazioni che l'uomo
generalmente si fa dell'ambiente in cui vive, nel senso comune, ecc. La
spiegazione filosofica o scientifica di questa categoria non forma che uno
degli aspetti del suo senso socio-culturale, per cui
quando si esaminano i principali significati della parola 'spazio' occorre
tener conto della struttura categoriale del pensiero di questo o quel contesto
storico-sociale.
Quando si realizza un approccio del genere, la
categoria dello spazio appare sempre sotto il suo aspetto storico concreto, il
quale predetermina non solo la comprensione e l'interpretazione, ma anche
l'esperienza del mondo da parte dell'uomo. Prendiamo ad es. la rappresentazione
dello spazio nella scienza medievale. Questa scienza aveva per concezione
cosmologica principale il sistema geocentrico di Tolomeo, leggermente
modificato secondo lo spirito delle idee religiose dominanti (la sfera
dell'empireo, soggiorno delle anime e degli angeli, è stata aggiunta a quella
dei pianeti, del sole e degli astri immobili). La fisica di quell'epoca
considerava il movimento dei corpi in accordo con la concezione aristotelica:
ogni corpo tende ad occupare il suo posto. L'interpretazione in termini di
'concezione del mondo' sanzionò questa visione delle
cose come unico schema possibile, aggiungendovi solo degli elementi
assiologici: ad es. i corpi pesanti cadono sulla terra perché la materia 'peccaminosa'
li attira verso il basso, mentre i corpi leggeri tendono verso l'empireo; i
movimenti terrestri sono destinati al disordine mentre, al contrario, i corpi
celesti descrivono cerchi perfetti, ecc.
Furono proprio queste concezioni
dello spazio, fuse nella fabbrica della scienza medievale, che costituirono uno
dei principali ostacoli all'apparizione delle scienze naturali, cioè all'elaborazione di una sintesi fra la descrizione
matematica della natura e il suo studio sperimentale. E perché si potesse
formare una nuova concezione dello spazio, è stato necessario superare
radicalmente tutte le categorie della cultura medievale: il che è cominciato ad
accadere durante il Rinascimento, ovvero con i primi
germogli della produzione capitalistica e dell'ideologia borghese. Le grandi
scoperte geografiche, l'estensione delle migrazioni (durante l'epoca della
primitiva accumulazione, allorché i contadini rovinati erano costretti ad
abbandonare le terre), la distruzione dei legami corporativi tradizionali e altre
cose ancora, contribuirono a riformulare completamente il concetto fisico di
spazio, e non solo nell'ambito della scienza ma anche in tutte le sfere della
cultura.
Ed è significativo,
in questo senso, che la nuova concezione di uno spazio omogeneo e isotropico
(in cui tutti i punti e tutte le direzioni sono fisicamente identici) abbia
trovato un riflesso nelle arti plastiche rinascimentali: la pittura, ad es.,
comincerà a organizzarsi in funzione della prospettiva lineare dello spazio
euclideo, che viene percepito come un dato reale e sensibile della natura. E
non è forse vero che esiste -come molti oggi hanno costatato-
un certo parallelismo fra le idee della relatività in fisica e l'impressionismo
in pittura?
* * *
La ricostruzione di un modello
categoriale del mondo è legata alle svolte che si compiono nella storia umana,
poiché essa implica la trasformazione non solo
dell'immagine del mondo umano, ma anche dei tipi di personalità ch'essa
produce, ovvero del loro atteggiamento verso la realtà e dei loro orientamenti
normativi. Gli schemi generalizzati della concezione del mondo, rappresentati
dalle categorie della cultura, molto spesso concordano con gli interessi di
determinate classi e gruppi sociali.
Questa è la ragione per cui in una
società divisa in classi una stessa mappa di categorie culturali può essere
interpretata assai diversamente. Organizzandosi in modo conforme alla struttura
categoriale del pensiero dominante di un'epoca, la coscienza di classe vi introduce abitualmente dei significati o delle
concretizzazioni specifiche, che esprimono appunto gli orientamenti della
classe corrispondente. Questo riguarda soprattutto le categorie della cultura,
che caratterizzano l'uomo, con i suoi valori e la sua
attività.
Qualunque modello categoriale, storicamente
determinato, del mondo, sia esso scientifico o filosofico, sussiste finché è in
grado di assicurare la riproduzione o comunque la
coesione di quelle attività di cui la società ha bisogno per sopravvivere.
Tuttavia, nella misura in cui si sviluppa la produzione economica e appaiono
nuove forme di attività socio-culturale e
professionale, si fa strada anche il bisogno di nuovi orientamenti (relativi
alla concezione del mondo), che assicurino la transizione a forme più
progressiste della vita sociale. Conditio sine qua non di questo
passaggio è la trasformazione delle strutture categoriali del pensiero. Essa si verifica sulla base del confronto degli interessi di
classe, allorché una nuova classe progressista si fa portavoce di idee ch'essa
propone a fondamento della vita di tutta la società, presente e futura.
La filosofia, come qualunque altra
scienza della cultura, ha il compito di esplicitare i mutamenti che avvengono
in forma embrionale, spesso allo stato latente, nella coscienza degli uomini.
In particolare, la conoscenza filosofica deve individuare, nell'infinita
diversità dei fenomeni culturali, i significati categoriali comuni che li
attraversano. E nel far questo non deve limitarsi a
usare le nozioni astratte e logiche, ma anche le metafore, le analogie, le
immagini figurate. Nei sistemi filosofici relativamente avanzati dell'antichità
numerose categorie fondamentali portavano l'impronta d'un riflesso simbolico e
metaforico del mondo (il 'fuoco' di Eraclito, il
'nous' di Anassagora, ecc.). Ciò è ancora più vero nelle filosofie antiche
dell'India e della Cina. La costruzione concettuale,
qui, non è quasi mai separata da una base immaginifica. L'idea anzi veniva espressa più sotto una forma artistica che non
astratta e l'immagine appariva come il modo principale di percepire la realtà
dell'essere.
Questa esigenza simbolica e
metaforica è presente anche nella sfera scientifica, che pur è sottoposta a
standard logici assai rigorosi. Ed è presente anche
nella letteratura, nelle arti, nella critica estetica, nel pensiero politico e
giuridico, nel senso comune: Manzoni e Leopardi, Tolstoi e Dostoievski hanno
saputo esprimere in un linguaggio letterario un coerente sistema filosofico,
paragonabile a quello di Schopenhauer o di Hegel.
Resta comunque
significativo che l'apparizione della filosofia, come modo particolare di
conoscenza del mondo, emerga nel corso di un periodo segnato da una delle
svolte più radicali dell'evoluzione sociale, quella del passaggio dalla società
clanica e tribale a quella divisa in classi. Questo forse implica -è solo una
domanda- che la futura ricomposizione dell'umanità in un sistema sociale senza
classi sarà caratterizzata, fra le altre cose, anche dal definitivo superamento
della conoscenza filosofica? E' improbabile. E' possibile invece
pensare che l'uso della conoscenza filosofica non sarà più così facilmente
manipolabile da determinati interessi di parte. E comunque
se tale abuso avverrà, occorreranno grandi capacità di falsificazione, cui però
inevitabilmente si contrapporranno non meno forti capacità di smascheramento.
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I compiti della ricerca filosofica
non si sono mai limitati all'analisi della scienza, benché
nella tradizione culturale europea, dall'epoca della formazione delle scienze
naturali, la generalizzazione delle acquisizioni di tali scienze sia
stata una via essenziale delle categorie filosofiche. La filosofia deve anche
risolvere problemi inerenti alla concezione del mondo: il significato della
vita, il valore intrinseco delle cose, ecc. Essa cioè
deve elaborare e sviluppare categorie e principi che le scienze naturali, in
seguito, selezioneranno, per farne propri fondamenti filosofici. In
particolare, le scienze naturali assumono quei principi che servono loro a
comprendere i rapporti dialettici e assai mutevoli di soggetto e oggetto, di uomo e natura, di ambiente e civiltà... La forte presenza
del cosiddetto 'fattore umano' (si pensi alla biosfera, ai sistemi
uomo-computer, alla genetica umana, ecc.) costringe tutte le scienze ad
affrontare in maniera sempre più sistematica e approfondita gli aspetti
ontologici e normativi della concezione del mondo.