(ricerca di Marisa Uberti)
Alcune comunanze Camuni/Celti dedotte dall’arte rupestre
a) la spiritualità
Un posto molto
rilevante nella vita dei Camuni spettava alla religione; il mondo spirituale
preistorico o protostorico è difficilmente interpretabile, nei popoli della
Valle, anche per una nota carenza di necropoli, che in
genere aiutano a capire la spiritualità dei popoli antichi. Non si hanno
elementi per poter pensare a un culto specifico dei
morti. Dalle incisioni rupestri, si deduce che la sfera religiosa era
fondamentale sia per l'organizzazione sociale che economica dei popoli della
Valle. Questo fatto fu comune a tutte le popolazioni di matrice celtica che popolarono l'Europa nel periodo che abbiamo
già menzionato. Nella fase finale della loro storia, è molto probabile che i
Camuni siano stati soggetti all'influenza celtica e in ambito religioso si
possono trovare riscontri, a partire dal fatto che
alcuni autori latini, come Cesare e Lucano, ci parlano di feste religiose
all'aperto celebrate dai Celti, attraverso danze sacre e processioni nei boschi e sui pendii della Valle ma i
Camuni del resto utilizzarono le rocce come santuari all'aperto, rocce che
dovevano avere posizioni molto ricercate favorite dall’orografia del
territorio. Probabilmente il tempio dove venerare il dio che
era costituito da una sorta di capanna.
In alcune
raffigurazioni camune il corpo del defunto è steso a terra, circondato da un
gruppo di persone che gli depongono accanto armi e
utensili che gli erano appartenuti; un personaggio più grande, probabilmente il
sacerdote, sta di fronte a lui. In alcune scene il defunto appare
"sdoppiato" nel senso che una delle due figure ha delle enormi mani
aperte e un organo genitale altrettanto evidenziato; l'altra figura non ha né
mani né sesso. Ci potremmo trovare di fronte ad uno sdoppiamento simbolico
(ritroviamo anche in scene diverse, non funebri, la rappresentazione di uomini dotati di mani e sesso enormi).
Il termine EDOLO,
località in provincia di Brescia, potrebbe risalire al celtico IDUL, divinità onorata con svariati riti ancora in epoca alto medievale (resistette fino a quando il
cristianesimo riuscì a sradicarne il culto). Il termine BORNO, altra località
nella medesima provincia, potrebbe collegarsi alla divinità celtica BORMO, protettrice delle sorgenti e dio della
medicina; a rafforzare tale ipotesi vi sarebbero varie sorgenti termali in
zona, che erano frequentate fin dall'antichità.
Tra le figure
animali più rappresentate nelle incisioni rupestri della Valcamonica vi sono
gli uccelli, ai quali
probabilmente si attribuiva significato divino, per la proprietà di potersi innalzare
in volo, quindi considerati i mediatori tra il mondo terrestre e quello
celeste. Questo era tipico anche nel mondo
celtico, soprattutto nel periodo dei Campi di Urne
e nel periodo Halstattiano dell'Europa
centrale. Altra comunanza il culto del sole e il culto del cervo. Il culto
solare è ubiquitario, presente nell'arte rupestre soprattutto in Scandinavia,
Irlanda,Bretagna,Germania,Monte Bego(oggi nelle Alpi
Marittime Francesi), nella regione spagnola dell'Andalusia, e in Valcamonica.
Si può accennare che in alcune incisioni qui presenti, il disco solare a raggi è raffigurato
in modo da assomigliare alle corna ramificate di un cervo; raffigurazioni di
epoche diverse mostrano certi graffiti circondati da oranti e da danzatori
sacri; in fase posteriore compaiono divinità costituite da una figura per metà
uomo e per metà cervo con grandi corna ramificate; in epoca successiva è un dio
cervo o ormai completamente uomo, che però conserva le corna. Il località Zurla, un simile dio-cervo ha il corpo avvolto
da un serpente, proprio come è raffigurato anche su un vaso nordico,
proveniente da Gundestrup, di matrice celtica(questo ci ricorda il dio
celtico CERNUNNOS). In Valcamonica sono stati rinvenuti
i 22 tipi diversi di simboli solari, tra cui quello rappresentato da un cerchio
con un puntino al centro, tuttora di incerta decifrazione, ma è interessante
notare come anche nell'antico Egitto
il sole venisse rappresentato nel medesimo modo.
In alcune
popolazioni orientali, le parole
che designano le corna degli animali (non esclusivamente cervi) e i raggi
solari hanno una radice comune o sono addirittura identiche, mentre in ebraico
il termine keren
significa sia raggio che corna; in Medio
Oriente il nome del dio Baal Karnaim
significa letteralmente "signore delle corna", ma Baal
è anche il dio del sole.. Questo per indicare come il nesso sole-cervo affondi
le proprie origini in tempi imprecisati, al di fuori dell'Europa e con
significati più profondi di quelli dell'associazione con il semplice mondo agreste.
Per la
particolarità dell’area Camuna, densa di vegetazione,di
alture e vicina ai corsi d’acqua, viene spontaneo pensare che il popolo che vi
si era stanziato avesse stabilito un contatto di privilegio con la Natura,in
tutte le sue forme.Probabilmente eisteva un Pantheon arboreo e faunistico,sicuramente anche le pietre (lo si intuisce dalle rocce
rupestri stesse)avevano un grande valore ‘divino’.Come vedremo,
i Camuni erano riusciti anche ad acquisire una conoscenza astronomica
rilevante. I Celti,quando giunsero nella Valle,devono
aver assimilato piuttosto facilmente le tradizioni Camune, in molti aspetti
molto simili alle loro.
Il culto
dell'oggetto, che in epoca Camuna più arcaica viene
ritenuto in qualche modo sacro, lascia progressivamente il posto al culto
dell'eroe, cioè di colui che di quello oggetto ha la completa
padronanza..L'eroe viene deificato, esaltandone la forza, la Potenza e nel
corso del primo millennio emerge una mitologia fantastica, caratterizzata da
una quantità di riti magici, propiziatori, un nuovo stile artistico, che si
traduce in incisioni sempre più complesse, più ricche di concetti, di forze
soprannaturali e di riti iniziatici. Nell’Età del Ferro si assiste ad una rivoluzione concettuale,capovolgimento di ideologie
religiose, nuovo interesse per la vita, presa di coscienza di sé stessi e delle
proprie azioni; nascono le divinità antropomorfe, che l’uomo creò a propria
immagine. La materia si anima di uno spirito e tutto quanto è in essa, montagne, sorgenti, boschi, tutta la natura, si
ammantano di divinità minori, di spiriti degli avi e degli eroi, di proprietà
malefiche o benefiche, aprendo le porte a quel complesso mondo del
soprannaturale che i Camuni hanno assorbito (ma anche scambiato) dalla cultura
Celtica. La roccia continua ad supporto sacro su cui eternare per
sempre queste nuove concezioni.
b)scene di guerra e di artigianato:gli scambi
commerciali
Alcune
figurazioni mostrano scene di lotta che si svolgono secondo ‘il canone
celtico’, che vedono come protagonisti dei guerrieri che recano uno scudo con
la tipica forma ovale dello scudo celtico.E’ il periodo finale della Cultura
Camuna (durante l’Età del Ferro),la quale appare
inequivocabilmente Celtica; pur tuttavia le popolazioni continuano a portare
avanti la tecnica incisoria rupestre, a differenza di altre in Europa nello
stesso periodo. I Camuni, durante l'età del Ferro, utilizzarono vari tipi di armi, che possiamo riconoscere dalle incisioni rupestri
(pugnale e, spada, ascia e lancia; scarso l'uso dell'arco della freccia); una
menzione merita un'arma molto simile al boomerang , che è comune a tutte le popolazioni celtiche: essa era costituita da una sorta di ascia
con il manico leggero flessibile, lunga circa mezzo metro che, se lanciata con
abilità, tornava indietro in mano al lanciatore. I romani chiamavano quest'arma
cateia, e il poeta Virgilio nelle “Eneide” la include
tra le armi da guerra. Su alcune rocce di Naquane si ritrovano tre
esemplari di quest'arma.
Dall’arte
rupestre si intuisce che i Camuni conoscessero bene le
lotte fra gladiatori,cosa che si pensa importarono dagli Etruschi, la cui potenza era già
estesa nella Valle Padana nel V sec.a.C.. I Romani –quindi- imitarono soltanto
una pratica già antica di sette secoli quando la impiegarono.
Un’ulteriore analisi comparativa volta ad attestare la
‘sovrapposizione’ delle due Culture,deriva dal fatto che sono molte le
raffigurazioni rupestri dedicate alla lavorazione
dei metalli, segno che questa attività era molto fiorente nel periodo di
datazione delle stesse e che può essere fatto coincidere con l’influenza di una
cultura di matrice Celtica. È noto come i Celti fossero
abili artigiani dei metalli, del legno e della tessitura; tutte attività che
nell'arte rupestre Camuna sono rappresentante in maniera notevole. Naturalmente
l'arte della lavorazione del legno era sviluppata in Valcamonica già da tempi
antichi. L’età dei metalli fu un periodo di grande
fioritura della società dei Camuni, aiutati anche dal fatto che la loro zona
era ricca di minerali metalliferi (e per questo motivo probabilmente molto
ambita). Ma le tecniche di lavorazione le appresero,stando
al lavoro degli studiosi, dall’esterno, dai fabbri e dagli artigiani della
cultura di Halstatt. Poi seppero rendersi autonomi, e svilupparono il
commercio, favorendo l’instaurarsi di scambi con tutta l’Europa, con il Medio
Oriente e con l’Egeo.
L’influenza di varie culture è attestata dai
petroglifi pervenuti fino a noi e che progressivamente vengono
chiariti dagli studiosi, tramite analisi comparative e prospettiche. Si pensi
al cosiddetto ‘pugnale lunato’(lama
triangolare e impugnatura a forma di lunetta perpendicolare alla lama stessa),
che compare da
noi attorno al 2000 a.C.(nelle incisioni rupestri della Valcamonica si ritrova
maggiormente inciso tra il 1800 e il 1250 a.C non senza modificazioni nella
forma e dell’impugnatura).
Se ne ritrovano
modelli in tutta l’Europa (tombe micenee, monumenti megalitici inglesi-
complesso di Stonehenge)ma sono emersi esemplari
durante gli scavi a Ur,in
Mesopotamia,che risalgono al 3000 a.C. circa; sul finire dello stesso
millennio,è attestato ad Ugarit
(scavi archeologici),e quindi in Egitto,presente
durante le dinastie del Medio Regno. E’ stato rinvenuto anche negli
insediamenti Anatolici Ittiti, e
–come abbiamo già detto- presso la civiltà
Micenea in Grecia.E’ da qui,verosimilmente, che
si ‘diffonde’per l’intero Mediterraneo e verso il II millennio a.C. compare
sulle stele dell’Alto Adige, e
sulle rocce Camune. Quale via lo portò fino a qui? Forse non il mare, ma attraverso
i Balcani (il
contatto con la civiltà Micenea è da porsi, infatti, in tempi successivi al
2000 a.C.). Gli studi archeologici hanno confermato come scambi tra la Valcamonica e l’antica Grecia fossero certi: non solo perché le incisioni rupestri
mostrano il carro da guerra miceneo condotto da cavalli e armi di foggia
micenea, ma perché è stata ricostruita la ‘via dell’ambra’(3)che,
dal Mare del Nord, conduceva all’Adriatico, dove le navi greche attendevano il
prezioso carico:dalla Danimarca la strada dell’ambra percorreva il corso del
fiume Elba,valicava la catena delle Alpi e passava a non più di sessanta
chilometri dalla Valcamonica, poi entrava nella Valle dell’Adige e raggiungeva
il mare. I Camuni seppero inserirsi in questo tragitto, favorendo gli scambi
commerciali (importazione ed esportazione), e probabilmente anche tradizioni e
costumi spirituali. Restano parecchi interrogativi,ad
esempio come poteva una cultura che praticamente non scriveva, a tenere un
ordine in dette complesse operazioni; inoltre, sono abbastanza esigue le
testimonianze di una matematica utilizzata dai Camuni.
Sappiamo anche
poco circa il ruolo della donna in seno alla comunità Camuna,così
come ancora poco si conosce della loro organizzazione politica e sociale,dei
rapporti tra gruppi,insomma sono ancora svariati i punti ‘oscuri’ di questa
millenaria Cultura.
Nota (3)-L’ambra è una
resina fossile prodotta dall’inabissamento di foreste di conifere (dovute a
cataclismi del passato),che si deposita sulle coste
dei mari nel nord Europa soprattutto; fu utilizzata per la fabbricazione di
molta oggettistica,dai manici di pugnale agli amuleti,fino ai gioielli perché
paragonata all’oro e utilizzata come mezzo di scambio. Le vie dell’ambra note
sono state divise in quattro percorsi diversi.Si ritiene che la cultura di
Halstatt fungesse da ‘polo di smistamento’commerciale.
(Fine seconda parte-continua)