Sparta:
storia e istituzioni Parte I
di Bianca Misitano
I.
Conquista e perdita dell'egemonia.
II. La guerra
del Peloponneso, l'apogeo della potenza spartana e suo declino.
In seguito alla
conclusione delle guerre persiane il sistema egemonico ateniese sulle città della Ionia e delle coste dell’Egeo si sviluppò in fretta,
con la creazione della lega navale delio-attica.
Dopo Platea,
infatti, Atene decise di continuare la guerra in Asia Minore, mentre Sparta, in
ubbidienza alla sua linea di politica estera, riteneva che le vicende
all’infuori del territorio greco non dovessero interessarla e si ritirò dalla guerra.
Ciò lasciò campo
libero agli ateniesi, che fondarono la lega navale con i greci della Ionia, lega inizialmente istituita a fine difensivo
contro le forze persiane.
Ben presto però
le città che avevano deciso di farne parte, più che come alleate, cominciarono
a venire trattate da Atene come territori sottomessi.
Atene, infatti, accentrò su di sé sempre di più i poteri della lega, fino a
creare un sistema egemonico che più che ad una libera alleanza somigliava ad
una struttura imperialistica.
Svanito
definitivamente il timore dei Persiani molte poleis
ioniche che intendevano sciogliersi dalla lega, vennero
costrette con la forza da Atene a rientrarvi.
Questo
comportamento provocò, d’altra parte, un’adesione delle città libere alla causa
spartana, la cui lega peloponnesiaca era fondata sul
principio di autonomia delle varie comunità.
La situazione di
concorrenza fra Atene e Sparta si accentuò ancora di più a causa dello
scoppiare della terza
guerra messenica.
A Sparta infatti, approfittando del momento di debolezza che la
città subiva dopo il verificarsi di una forte scossa di terremoto, gli iloti
decisero di ribellarsi in massa nuovamente. Gli Spartiati, per sedare la
rivolta, chiesero aiuto ai loro alleati, fra i quali era ancora annoverata
Atene, che inviò un contingente di opliti.
Una volta che i
rinforzi ateniesi, però, furono giunti a Sparta fu
intimato loro di tornare indietro, forse per timore che gli opliti, di
sentimenti democratici, potessero fare causa comune con gli iloti.
Ne seguì un caso
diplomatico che allontanò definitivamente le due poleis principali della Grecia.
La causa che
però scatenò il conflitto armato fu ancora un’altra e va
ricercata nella rivalità, soprattutto commerciale, fra una delle principali
alleate di Sparta, ossia Corinto, e la stessa Atene.
Alcuni
provvedimenti in particolare suscitarono il forte dissenso della città
peloponnesiaca: Atene infatti mirava a mettere in
difficoltà le colonie corinzie che erano sue alleate.
A questo punto
la pressione di Corinto su Sparta perché si desse l’avvio ad una campagna militare divenne insostenibile e così iniziò la Guerra del
Peloponneso.
Il conflitto, la
cui fonte principale per noi è costituita dallo storico Tucidide, si può
suddividere in due fasi, dette la prima “guerra archidamica” (431-421 a.C.) dal
nome del re spartano Archidamo, e l’altra “guerra deceleica” (413-404 a.C.) da
Decelea, la località dell’Attica in cui i peloponnesiaci si attestarono. Esse
sono intervallate da un periodo di tregua detto “pace di Nicia” (421-413 a.C.)
dal nome del politico ateniese che ne fu l’artefice.
La guerra inizia
con una serie di incursioni spartane nel territorio
attico a cui Atene reagisce attaccando Pilo, nel Peloponneso, di cui riesce a
prendere il controllo.
Per Atene è una
conquista che volge decisamente le sorti della guerra
a suo favore e che induce addirittura Sparta a cercare di avviare trattative di
pace, tentativi che vengono prontamente respinti dalla lega delio-attica,
determinata a conseguire una vittoria totale sugli avversari.
In questo modo
però Atene preparò il campo alla propria sconfitta.
Gli Spartani
aprono numerosi fronti di guerra secondari che mettono in difficoltà le forze
attiche finchè non si giunge alla sottoscrizione della pace di Nicia, secondo
la quale venivano ristabilite le condizioni precedenti
allo scoppiare della guerra: accordo decisamente vantaggioso per Atene, molto
meno per Sparta.
Ma, fra la prima e la seconda fase della
guerra, per Atene, la cui vocazione imperialistica continua a crescere in
maniera pericolosamente incontrollata, le cose si mettono male.
Un tentativo di
imporre il proprio controllo sulla Sicilia, si risolve
infatti, in una disfatta su tutti i fronti.
La flotta che era intervenuta in Occidente subisce varie sconfitte e viene
completamente perduta. Per Atene è un colpo gravissimo, che crea una situazione
di instabilità.
Nel frattempo
Sparta era riuscita a procurarsi l’aiuto economico dell’impero persiano, in
cambio del riconoscimento del potere del Gran Re sulle città greche d’Asia
Minore, una nuova risorsa che si rivelerà decisiva.
Negli anni della
pace di Nicia le tensioni fra le poleis
non si allentano per nulla, ma, anzi, riprendono il
sopravvento, fino all’inevitabile nuovo ricorso alla forza delle armi.
Questa volta gli
Spartani riescono quasi subito a conquistare una postazione vantaggiosissima:
Decelea, a 20 km da Atene, che permette all’esercito lacedemone di effettuare rapide e continue incursioni in Attica, logorando
la resistenza degli avversari.
Lo scontro
navale decisivo avviene nel 404 a Egospotami,
sull’Ellesponto, in cui gli spartani hanno la meglio.
Questa vittoria
significò per Sparta la conquista del dominio incontrastato su tutta la Grecia,
ma la nuova situazione creerà più problemi di quanto si possa
pensare.
In ogni caso,
dopo Egospotami, la stessa città di Atene viene cinta
d’assedio, ma la lega peloponnesiaca, nonostante la volontà di alcuni dei suoi
membri di radere al suolo la polis
dell’Attica, deciderà di risparmiarla.
Sparta si “limitò” ad esautorare il governo democratico ateniese e
ad instaurarne uno oligarchico e filospartano, passato alla storia come regime
dei Trenta.
Iniziava così il
periodo di massimo potere e successo delle forze spartane, ma con esso, iniziavano anche i problemi più gravi che condurranno
Sparta ad un inesorabile declino.
Le nuove zone
cadute sotto l’egemonia lacedemone vennero organizzate
favorendo nelle poleis
governi filospartani, così come era stato fatto per Atene, ed inviando in esse
degli armosti, sorta
di governatori che rappresentavano l’autorità di Sparta.
Ma le difficoltà non tardarono ad arrivare.
L’esiguo numero di cittadini di pieno diritto impediva ai lacedemoni di esercitare
un adeguato controllo su un territorio estesosi in così poco tempo dopo la
conclusione della guerra del Peloponneso.
Inoltre gli armosti inviati nelle varie
regioni elleniche furono molte volte tacciati di malgoverno ed in effetti alcuni di essi non esitarono ad adottare
comportamenti dispotici.
Inoltre molte
città avevano aderito alla causa spartana solo per paura del crescente potere
egemonico di Atene, ma adesso che il pericolo era
stato spazzato via sarebbero rimaste leali?
Tutti questi
elementi contribuirono al declino del potere spartano appena costituitosi.
Presto, difatti,
molte città alleate di Sparta si ribellarono al suo potere, incoraggiate anche
dal re di Persia, che offriva denaro a chi avesse compromesso la propria
posizione con i lacedemoni.
Ma il colpo di grazia arriverà per la potenza
spartana in seguito al conflitto con la città beotica di Tebe.
Dopo la pace di Antalcida sottoscritta nel 387 e promossa da Sparta e
dalla Persia, che stabiliva che tutte le comunità della Grecia dovessero essere
indipendenti, Tebe non rinuncerà facilmente allo scioglimento della lega
beotica che significava la perdita della sua egemonia sulla regione della
Beozia.
Nel 375 venne stipulata una pace fra Atene e Sparta in cui Tebe
pretenderà di giurare anche a nome delle altre poleis beotiche, contravvenendo così alla clausola
principale della pace di Antalcida.
Nel tentativo di
imporre l’ubbidienza ai Tebani il re spartano Cleombroto invase il territorio
della Beozia ed a Leuttra avvenne lo scontro con le forze tebane, guidate da Epaminonda.
Grazie ad una
nuova tattica militare che prevedeva invece che l’attacco da destra, quello da
sinistra, i Tebani riuscirono ad avere la meglio sugli
Spartani.
Fu la disfatta
più disastrosa della storia spartana, che segnò la definitiva perdita di
potenza della polis
peloponnesiaca.
Finisce così,
con questa sconfitta, l’epoca dell’egemonia spartana sulla Grecia.
(pubblicato anche su SIGNAINFERRE)