IL TARANTISMO TRA SCIAMANESIMO E MITO DELLA DEA MADRE
di
Leonella Cardarelli (leonellacardarelli@virgilio.it)
COS’E’ IL TARANTISMO
Il tarantismo è un fenomeno storico
religioso pugliese (precisamente salentino) che ha sempre destato molta
curiosità da parte degli antropologi. Il termine deriva da “Taranto”, città in
cui è nato questo rito-ballo esorcizzante. La credenza vuole che il
protagonista di questo rito sia una donna (ma talvolta erano anche gli uomini)
che viene morsa da un ragno (tarantola o taranta, il cui nome scientifico è
Ischnocolus) e per liberarsi dal veleno iniettato dal ragno deve sottoporsi al
rito. Si tratta di un esorcismo a carattere musicale in quanto la donna
guarisce attraverso la musica e la danza (come nelle danze sciamaniche). Il
tarantato presenta disturbi molto simili a quelli dell’epilessia e dell’isteria,
nonché un offuscamento dello stato di coscienza e turbe emotive. Al ritmo della
pizzica o tarantella (musica dal ritmo sfrenato, detta tarantolata) il
tarantato danza e canta per molte ore finché cade a terra sfinito: secondo la
credenza popolare, infatti, mentre il tarantato consuma le proprie energie nella
danza il ragno si consuma e soffre fino a morire. Alla fine della danza,
infatti, il tarantato fa il gesto di schiacciare il ragno.
IL RITUALE
Questo rituale coniuga sia elementi
pagani che cristiani. Quando il tarantato avverte i primi sintomi (sintomi che
sono reali) chiede che vengano i musicisti a casa o nella piazza del paese a
suonare la pizzica. Oltre alla pizzica si suona anche il tamburello, il
violino, l’organetto, l’armonica e la chitarra. L’orchestra ha a disposizione
dodici melodie per ogni tipo di taranta e
le accenna fino a quando il tarantato trova quella giusta, cioè la
musica che lo fa reagire ballando. Il soggetto si scatena quindi in una lunga
danza e in questa prima fase si cerca di capire da quale ragno è stata morsa la
vittima (alcune volte si poteva venir morsi anche da scorpioni o serpenti, infatti
con il termine tarantola si identificano un po’ tutti i ragni velenosi e gli
animali striscianti in generale). Nella seconda fase si cerca di individuare il
colore del ragno: il tarantato viene attratto, in modo violento, dalle
vesti o dai fazzoletti delle persone circostanti o dagli oggetti e il colore
dell’oggetto da cui viene attratto si riteneva che corrispondesse a quello del
ragno. Nella terza fase l’individuo si abbandona a convulsioni, sfoghi, assume
atteggiamenti in cui si identifica con la taranta stessa (strisciando sul
dorso) o se ne allontana (alzandosi in piedi e saltellando) e alla fine fa il gesto di schiacciare
simbolicamente il ragno per indicare la sua guarigione.
Durante il rituale la donna può
comportarsi pubblicamente da isterica, arrivando a perdere la propria identità.
C’è quindi una morte simbolica seguita da una rinascita a vita nuova, che è la
guarigione.
Questi rituali, per funzionare, devono
essere condivisi da tutto il gruppo. Essi fanno parte di un universo mitico
magico religioso che deve essere condiviso da tutta la comunità di riferimento.
E’ tutto il gruppo che permette alla donna di guarire, oltre che la danza. Il
gruppo sostiene il rituale, ci crede, si ferma nella sua attività per tutto il
tempo necessario al rito, il gruppo si modifica in rapporto al soggetto per
farlo guarire. Se la donna si sente alienata, il gruppo le permette di
esternare il suo dolore durante il rituale, di accettarla nel gruppo e di
aiutarla. In questo modo le donne guarivano e non venivano considerate “pazze”.
Purtroppo in seguito queste cerimonie furono proibite e le donne che non
potevano guarire con le tarantelle sono finite in convento, in manicomio o
peggio ancora in galera.
La tarantolata è una musicoterapia a tutti gli effetti, anzi
più precisamente si tratta di una terapia coreutica-musicale. La musica ed il
ballo sono terapeutici (e questo lo sostiene anche l’Ayurveda) poiché
funzionano come catalizzatori degli stati alterati di coscienza ed accompagnano
la crisi verso un riscatto che segna la guarigione. Oltre a curare le malattie,
le danze, secondo molti popoli,
proteggono dagli spiriti maligni che causano le malattie e quindi
rappresentano anche una forma di prevenzione.
Inoltre “quando lo strumento che dà
origine al suono è ornato di raffigurazioni speciali, come immagini religiose o
segni magici, allora le vibrazioni possono acquistare potere terapeutico”. [1]
In questo
caso lo strumento per eccellenza che dà origine al suono è il tamburo. Il
tamburo è lo strumento sciamanico per antonomasia in quanto cagiona lo stato di
trance. Tamburo = trance = sciamanesimo.
Il tamburo è noto per il suo complesso simbolismo e per le sue virtù magiche.
Secondo una credenza lo sciamano costruisce il tamburo tramite un ramo
dell’Albero cosmico, che si trova al Centro del mondo, ove lo sciamano si reca
durante i suoi sogni iniziatici. L’Albero cosmico, da cui si costruisce il
tamburo, rappresenta la comunicazione tra cielo e terra. Anche il tipo di legno
con cui verrà costruita la cassa del tamburo dipende dagli spiriti o da una
volontà trans-umana. E’ grazie al tamburo che lo sciamano viaggia. E’ grazie al
tamburo che il tarantato guarisce. A
livello fisico, il ballo aumenta la formazione di adrenalina ed endorfina, che
portano buonumore, euforia ed entusiasmo. In dosi eccessive, però, questi due
ormoni possono causare eccitabilità ed aggressività. Non a caso la danza veniva
utilizzata prima di attacchi di guerre.
Virdung in Musica generale , nel 1511 scrive che a suo parere i tamburi furono
inventati dal diavolo. In quel periodo infatti, a causa del sopravvento della Chiesa,
i tamburi e le danze ebbero vita difficile e sparirono molti strumenti
musicali, tra cui i tamburi che per via delle loro dimensioni non si potevano
nascondere facilmente. Nonostante ciò molti canti e balli riuscirono a
sopravvivere, ad esempio nei cimiteri si è ballato fino al Settecento. Nei
cimiteri si ballava sovente nudi e con molte risate e salti, al fine di
scacciare gli spiriti maligni. Per rafforzare il potere della magia contro la
morte si usava ballare all’indietro ma vi sono anche altre due tipologie di
danza: la danza estatica e la danza in cerchio (che può essere oraria o
antioraria). La prima veniva utilizzata primariamente per entrare in
comunicazione con il mondo dei morti e degli spiriti (questo tipo di rituale è
a tutt’oggi presente nel sufismo musulmano dei dervisci danzanti e nella macumba brasiliana). La seconda
rappresenta un momento particolare della
ritualità della natura medievale ed è utilizzata principalmente a scopi magici,
infatti
Oltre alla tarantolata salentina, in Italia
abbiamo anche l’argia oristanese, che prende il suo nome da un ragno. L’argia è
un ragno temutissimo e si diceva che il morso di questo ragno facesse cadere le
persone in una sorta di possessione demoniaca, per riprendersi dalla quale si
facevano dei riti musicali e magici. L’argia oristanese è fortemente sessualizzata. Essa è meno nota e
meno studiata del tarantismo salentino ma è comunque molto interessante dal
punto di vista antropologico (vedere sezione ‘per approfondimenti’ a fondo
articolo).
TARANTISMO, SIMBOLI E DEA MADRE
Il ragno Ischnocolus è in realtà
innocuo. Si sostiene infatti che dietro il tarantismo ci fosse un bisogno della
donna di ricevere maggiori attenzioni dal proprio marito o di riscattarsi dopo
un anno passato solo ed esclusivamente a lavorare. I giorni della tarantolata
erano dei giorni speciali, in cui alla donna era concesso di fare tutto ciò che
voleva, era una sorta di carnevale in cui le classi subalterne si riscattavano
dalla precarietà delle condizioni in cui vivevano.
Ma se il ragno era innocuo ed era “solo una scusa” per partecipare alla
tarantolata viene spontaneo chiedersi: perché proprio il ragno? Come
summenzionato, oltre alla tarantola, l’animale incriminato poteva essere anche
uno scorpione o un serpente, vale a dire animali striscianti. Perché proprio
questi animali? Cosa significano?
Il ragno è un animale carico di simboli
positivi e negativi (positivi per la sua laboriosità, negativi per il morso, il
pizzico e il veleno), presso moltissime culture. In India è considerato simbolo
dell’ordine cosmico per via della ragnatela precisa che riesce a creare, la
quale simboleggia l’emanazione dell’intelletto divino. Nella mitologia africana
e Cherokee il ragno è il portatore del
fuoco alla civiltà umana. In Cina è simbolo di buon auspicio (può significare
il ritorno del “figliol prodigo”). Nello sciamanesimo il ragno può essere uno
spirito guida che appare in sogno allo
sciamano, ma non solo! La medicina popolare attribuisce al ragno molti poteri
taumaturgici e terapeutici. Nell’Islam i ragni bianchi erano considerati buoni,
quelli neri cattivi. In Occidente è maggiormente diffusa la valenza negativa di
questo insetto a causa della paura e della repulsione che esso suscita. Questa
paura, però, nonostante risulti più radicata in Occidente, è atavica e deriva
dalla consapevolezza che il morso del ragno è potenzialmente dannoso e velenoso.
Il ragno è considerato anche un simbolo di femminilità, precisamente
rappresenta la sottile malizia femminile. Personalmente credo però che un ragno
velenoso e che pizzica, come nel caso del tarantismo, sia da considerarsi più
un simbolo fallico che un simbolo femminile.
Non è quindi un caso se la tarantola
talvolta poteva essere identificata anche con un serpente, simbolo fallico per
antonomasia (ma può essere anche un
simbolo femminile a causa del ventre divorante). Qui in Occidente il serpente è
legato a Satana e quindi, come il ragno, ha presso i nostri popoli una valenza
perlopiù negativa.
Cosa significa dunque il ragno nel rito
del tarantismo? E per quale ragione erano le donne ad essere le quasi esclusive
protagoniste? Ritengo che il tarantismo sia legato alla dualità maschile-femminile
e che affondi le sue radici nel mondo della Dea Madre. Il ragno, simbolo
maschile, pizzica la donna e le inietta il suo veleno. La donna, per liberarsi
da questo veleno, deve ballare e concedersi dei giorni di pausa e di ballo per
tornare “normale”. Letto in chiave simbolica questo rito è un riscatto della
donna sulla sua condizione non solo contadina e subalterna, ma volendo anche
sociale e sessuale. E’ un riscatto del femminile sul maschile, della Dea Madre,
ormai svalutata da una società patriarcale e maschilista, da religioni che mettono
in primo piano il Dio Padre che si è fatto UOMO e che hanno dimenticato
l’immenso valore e potere della femminilità. Neumann sostiene infatti che “il
rischio dell’umanità consiste oggi, in parte, proprio nello sviluppo cosciente
unilaterale e patriarcale dello spirito maschile, non più equilibrato dal mondo
‘matriarcale’ della psiche”.2
GEOGRAFIA ED EVOLUZIONE DEL TARANTISMO
Il tarantismo era presente in Puglia sin
dal Medioevo, ebbe il suo culmine nel XVIII secolo e iniziò a declinare nel
secolo successivo. Era diffuso non solo nel Salento ma anche nelle province di
Matera e Bari.
Bibliografia
Eliade, M. (1974) Lo sciamanismo e le
tecniche dell’estasi, Ed. Mediterranee, Roma
Fabietti, U; Remotti F. (a cura di)
(1997) Dizionario di antropologia, Ed. Zanichelli, Bologna
Neumann, E. (1981) La grande madre, Ed.
Astrolabio-Ubaldini, Roma
Scarpa, A. (1988) Pratiche di
etnomedicina, Ed. Red, Como
Zucca, M. (2001) Antropologia pratica e
applicata, Ed. Ellissi, Napoli
Zucca, M. (2004) Donne delinquenti, Ed.
Simone, Napoli
Dizionario dei simboli (1993), Ed. Piemme,
Casale Monferrato (AL)
Articoli
Bonvicini, F. La terra del rimorso, in http://www.ipgp.jussieu.fr/~tarantola/Files/Familiar/Tarantola_Salentina/index.html
E.S. (a cura di) Il tarantismo, in http://www.trovasalento.it/informazioni/il_tarantismo/index.htm
Webgrafia
http://it.wikipedia.org/wiki/Ragno_(immaginario)
http://wikipedia.it/wiki/wiki/Speciale:Ricerca?search=tarantismo&go=Vai
Per approfondimenti
De Martino, E. (1997) Il mondo magico,
Ed. Boringhieri, Torino
De Martino E. La terra del rimorso
(1996) Ed. Il Saggiatore, Milano
De Martino, E. Sud e magia (2000) Ed. Feltrinelli, Milano
Farci, O. (2005) Argia. Rito, mito,
ritmo, canto, in http://www.atelierdimusica.it/musicoterapia/ottavioFarciEstrattoTesi.pdf
Romanazzi, A. (2006) Il ritorno del Dio
che balla, Ed. Venexia, Roma