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Troia,
il primo gran teatro di battaglia della storia umana riportato su un’opera
letteraria, l’Iliade come tutti sappiamo.
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Cosa c’era realmente dietro l’epopea bellica, quali
erano le strutture socio-economiche che portarono alla guerra ?
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Soprattutto fu realmente la guerra che Omero descrisse
nei modi e nei tempi ?
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Sul fatto che Omero calcò la mano nel descrivere gesta e
movimentazione umana nell’ambito di territori da lui
presi in considerazione è indubbio: era un greco, che evidentemente amava-
come tutti i cantori della storia - incensare le virtù della sua gente, anche
se in questo contesto, piuttosto ridotto, di greci ve n’erano anche
dalla parte degli avversari, ed usi e costumi erano pressappoco gli stessi a
Troia come a Sparta o ad Atene, città che probabilmente nel 1250 a.C.
dicevano poco o nulla in fatto di civiltà. ma
che contavano, quando il poeta scrisse le gesta di Achille e soci.
Quindi è logico che bisogna perlomeno cambiare l’ottica in cui si pongono le
fondamenta storiche per lo studio e l’approccio dell’epoca in cui si svolsero
i fatti, il XIII secolo prima della nascita di
Cristo.
Del resto, lo stesso Omero, vivendo cinquecento anni dopo i presunti fatti,
non fece altro che basarsi sulla tradizione orale tramandata dai cantori di
corte o sugli scritti di che era venuto prima, fonti indubbiamente esistevano
ed anche abbastanza buone cui egli attinse con una certa assiduità ed anche
competenza nella valutazione.
La cosa più singolare, vista in chiave moderna, è sicuramente il fatto che
Omero catalizzò gli interessi della gente (e da qui la sua gran fama)
utilizzando un sistema basato sulla drammatizzazione
degli eventi ed in un certo qual modo sulla continua suspance degna
d’un ottimo feuilleton.
Di storia probabilmente ne scrisse poca, ma al contrario l’Iliade
e l’Odissea (sempre che quest’ultima sia veramente sua) dal punto di vista
sociologico sono di grande interesse, le caratteristiche dei personaggi e dei
luoghi ci raccontano molto bene come viveva la gente e come si muoveva.
Era strana gente quella che era reclutata dai re achei: assomigliava
stranamente a quelle figure di bande d'avventurieri, mercenari e pronti a
tutto che saranno famosi nel medioevo.
Erano per lo più provenienti dall'aristocrazia povera formata da figli
cadetti e "bastardi" oppure che avevano ucciso qualche uomo di
troppo per onore e il solo modo di sfuggire alla condanna capitale era il
servire lo stato in guerra.
Potevano essere però anche gente contadina, o allevatori ed in questo caso
erano dei privilegiati, perché i loro re sapevano bene che essi avevano una
resistenza, una volontà ed una forza sconosciuta alla categoria presentata
per prima.
Insomma per gli uni rappresentava una punizione per gli altri una promozione
morale.
Leggendo ciò che ci resta di Pilo si ha come l’impressione di trovarsi di
fronte ad una disoccupazione latente nel tempo, o almeno ad una
sotto-occupazione, perché tutti corrono ad arruolarsi.
Il problema indubbiamente sarà stato alla fine della guerra, quando questa
marea di persone probabilmente provocò dei seri problemi sociali, anche se
non ne abbiamo traccia: saranno aumentati i banditi
di strada e via dicendo.
Tra l'altro questo modo d'utilizzare le truppe darebbe ragione a chi pensa
che quella troiana si stata più una guerra di saccheggio forse anche più
semplicemente di quanto noi possiamo pensare.
In fondo Achille, Aiace, Ulisse, lo stesso dio Ares, si sono sempre definiti
saccheggiatori di città - ptolipothoi -: non a caso appena finita la
guerra e spogliata Troia di tutto, ognuno ha ripreso
la strada di casa tranquillamente.
Del resto i compilatori delle tavolette di Pilo verso il 1220 fanno sapere di
non temere le invasioni militari vere e proprie ma i colpi di mano veloci ed
audaci .
La Grecia antica non aveva un servizio di sussistenza che sarà poi alla base
dei trionfi dell'esercito romano; le derrate necessarie ai militari o
venivano espropriate ai nemici battuti o, nel caso di guerre lunghe e
spostamenti pesanti, venivano attuate attraverso un sistema di mercanti
sparsi per le città alleate.
Le vie di comunicazione erano poche e al più, visto il territorio, erano
mulattiere, perciò non si poteva pensare di portare provviste per lunghi
periodi, ed un esempio di questo tipo di mercante l'avevamo
nel Filottete di Sofocle.
Rimaneva comunque la necessità impellente d'avere spesso cibo fresco e vino
in grande quantità.
Il vino cretese, molto forte, era particolarmente appetito perché lo si poteva e doveva allungare nell'acqua dando la
possibilità di creare scorte senza grossi impegni di spazio.
Il formaggio duro era un altro dei cibi utilizzati, e le olive pure: insomma
per i militari non era proprio una festa, dobbiamo anche tenere presente la
mole degli eserciti d'allora che muovevano decine di migliaia d'effettivi.
Pensiamo per esempio cosa dovesse essere il mondo dei rifornimenti in una
guerra come quella di Troia....
Dieci anni, neanche pensabile che i campi potessero fornire sostentamento per
il periodo, i pesci probabilmente furono lungamente l'unico pasto dei
militari achei, insieme al formaggio...ma i troiani con cosa potevano cibarsi
e quali derrate giungevano a loro e come ?
E' probabile che l'assedio non sia stato proprio un assedio, magari qualche
pausa ogni 5/6 mesi e questo darebbe alcune delle spiegazioni anche se non
tutte, comunque avevano anche le navi per i rifornimenti....
Probabile che essi utilizzassero delle barche veloci senza molto tonnellaggio
in maniera da navigare sottocosta ed approdare al più vicino mercato alleato
e rifornirsi nei tempi che erano permessi allora.
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La verità molto probabilmente sta nel fatto che la
guerra di Troia è l’atto della vera e propria fondazione dell’imperialismo
greco e come tale immortalato nella leggenda, è l’atto iniziale di una
lunga storia, il primo vero scontro armato tra Europa ed Asia in quel mare,
l’Egeo, che al tempo era considerato il mare per eccellenza, fungeva da
frontiera tra due mondi, dopo Troia il confine venne
chiaramente spostato sulla terraferma.
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Le celebrazioni della vittoria superarono notevolmente il reale
valore della vita in Grecia: del resto lo stesso Omero nell’Odissea ci
descrive i protagonisti, che nobili erano, come al massimo dei buoni
allevatori di caprini o proprietari terrieri limitati senza neanche troppa
istruzione.
La Grecia costruì parte della sua fortuna e della fama proprio sull’epopea di
Troia: segno di una civiltà incompleta, stagnante.
La distanza che separava l’aristocrazia (di questa gente si può parlare,
mentre il popolo non esisteva e non contava nulla) achea dalle
grandi aristocrazie egiziane,o ittite per esempio,
era abissale, sia come corte che come preparazione
socio-politico-amministrativa .
Nel caso prendessimo il periodo appena successivo che arriva sino al 1190
a.C. circa, misteriosamente troviamo che i territori greci vennero
saccheggiati, città bruciate né più né meno come quella di Troia, e molti
insediamenti spariscono nel nulla lasciando un varco temporale totalmente
privo di storia.
Questo è certamente un problema d’approccio nell’insieme degli studi
compendiati, appare tuttavia ancora privo di chiare risposte; con ogni
probabilità ateniesi e spartani nei secoli successivi tesero ad impedire il
proliferare di resoconti od anche storie più o meno
vere relative al periodo in oggetto, proprio per nascondere un tratto della
storia greco-micenea sicuramente negativo, a conti fatti.
Per questo motivo Troia, quella dell’Iliade per
intenderci, potrebbe appartenere anche ad un periodo diverso da quello che
tutti comunemente conoscono e potrebbe essere successivo se s’accettano per
buoni i ritrovamenti che si rifanno ad un’epoca di tipo geometrico, indizio
che farebbe ritenere ad alcuni studiosi la posposizione degli avvenimenti
d’almeno un secolo, un secolo e mezzo più tardi.
Troia non è stata un’epopea guerriera indubbiamente, lo spirito che ha
permeato gli aggressori fu più il volto della
passione per l’avventura che per la reale necessità di muovere battaglia a
sostegno di qualche ideale, di qualche filosofia religiosa o razziale, o
socio-economica che proprio non aveva culla nelle menti dei soldati-naviganti
achei.
Non a caso è Odisseo che s’erge a protagonista assoluto, l’esatta sintesi tra
un guerriero tenace ed un avventuriero senza scrupoli, pronto a sacrificare
tutto e tutti pur di giungere allo scopo che s’è prefisso partendo, in quasi
povertà, dalla sua isola per andare a combattere.
Un carattere di tutti i combattenti dell’assedio, sia achei sia troiani, è
l’immensa tristezza che permea sempre le azioni degli uomini: fatto questo
dovuto alle continue emorragie umane causate per lo più dalle carestie e
dalle pestilenze, ma anche dai massacri indiscriminati che si compivano nei
combattimenti corpo a corpo tipici dell’epoca.
Per ultimo non resta che parlare del mitico cavallo lasciato, secondo la
narrazione omerica, dagli achei davanti alle mura troiane come segno di pace
e d’omaggio agli Dei prima di ritirarsi, carico
invece di centinaia di soldati che una volta portati all’interno della città,
provvidero a metterla a ferro e fuoco.
Ora, già di per sé, è quasi impossibile immaginare un cavallo di legno
talmente grande da poter contenere centinaia d'uomini o anche solo decine,
per di più uno stratagemma simile anche se in proporzioni notevolmente minori
fu utilizzato da Tutii, comandante delle truppe di Tutmosi III per
conquistare Jaffa intorno al 1460 a.C.con apprezzabili risultati.
Appare invece vero che spesso erano utilizzati a questo scopo decine
d'equini, cavalli, asini e muli per far entrare soldati di nascosto in una
città da conquistare: si disponevano nelle prime file in groppa agli animali ceste contenenti vivande e merci pregiate
mentre a partire della file successive erano i militari ad entrare nei
capienti contenitori e considerato che i greci achei erano sicuramente più
navigati e preparati dei troiani si può ben capire che il sistema fu usato
con successo anche se non nelle proporzioni che Omero ha così finemente
descritto nella sua opera.
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