Un pescatore al tempo d’Odisseo di Enrico Pantalone
Ciò che temevano i nostri buoni pescatori è ampiamente descritto da
Omero nella sua Odissea e noi siamo tentati di credergli perché in effetti
nulla ci sembra così incredibile.
Consideriamo la mancanza di qualsiasi strumento per
determinare la posizione sul mare, né bussola, né carte marine, consideriamo le
barche non certo sicure, anche ci si muoveva in un mare come il Mediterraneo
che certo tempestoso non è.
La navigazione avveniva sempre sottocosta perché le
riserve idriche ed alimentari non erano conservate particolarmente bene e
quindi inevitabilmente si dovevano effettuare delle
fermate in luoghi conosciuti per il rifornimento.
Questo già faceva intendere che un pescatore dovesse
essere anche un guerriero, pronto a combattere se necessario;del
resto Omero ci presenta Odisseo ed i suoi uomini come militari ma anche come
buoni marinai e pescatori al bisogno.
Il
vascello lungo acheo, che in questo caso soppiantò le navi micenee, quello
descritto da Omero ed utilizzato per commercio, pesca e battaglia, aveva alcune
caratteristiche peculiari.
Lungo tra i 30 ed i 35 metri, e largo 5/6 metri, risultava essere a pelo d'acqua cioè molto basso (meno d'un
metro) con vantaggi per la velocità e svantaggi per il carico (aveva comunque
numerosi punti di stivaggio per mantenere o armi o derrate) e questa potrebbe
essere una spiegazione valida anche per le navi dell'epoca romana.
La poppa era più alta della prua e la nave appariva quindi
come una specie di T rovesciata.
Un interessante
pesca del tempo, nell'Egeo, era quella di due molluschi: il Murex
Trunculus o Murice e la Janthina Janthina.
Ora probabilmente, detti così, dicono poco o nulla,
salvo che nel caso della Murina,da cui veniva estratta
una minuscola quantità di liquido bianco da una ghiandola che, messa a bagno
con aceto e sale e lasciata al sole, assumeva un colore giallastro che in breve
tempo diveniva ros In pratica era il procedimento
per produrre la porpora, in altre parole quello che nell'antichità era
conosciuto come il colorante per eccellenza, di quella pregiato s'intende, ed a
costi molto alti sui mercati.so, cremisi.
Una variante meno
costosa era data con un simile procedimento dal secondo mollusco, la Janthina,
ma il colore assumeva un tono più violaceo, era più rozzo, diciamo per una scala sociale più bassa.
Possiamo quindi capire perché si ritenessero
preziosi i carichi: la porpora pregiata era un lusso paragonabile ai preziosi e
la pesca di questi molluschi avveniva
sempre alla presenza di squadre navali armate.
Infatti,soprattutto nelle acque circostanti le pescosissime
zone delle Cicladi, era appetita anche dei remi fenici che spesso, senza
incontrare resistenza, depredavano i pescatori greci del prezioso mollusco.
Le navi da guerra cretesi presero quindi a stazionare nei
dintorni delle zone riconosciute come le più dense per la pesca e davano
battaglia appena una nave fenicia s'avvicinava; spesso i combattimenti erano
molto violenti e pieni di pathos perché si richiamavano tutti gli Dei
possibili per la protezione.
Sostanzialmente era una vera e propria lotta d'interessi
economici più che di sopravvivenza.
Operazione non
marginale dei pescatori del tempo era la suddivisione del pesce per
destinazione o utilizzo: infatti, non dobbiamo credere che il pescato fosse
gestito senza cognizione di causa.
Sostanzialmente tre erano le destinazioni di ciò che era
pescato: una parte era cotta (bollita o arrostita), una parte era salata ed una
parte ovviamente veniva distribuita cioè venduta nei
mercati.
Una piccola parte di pesce era tenuta in vivai, in attesa di compratori benestanti e doveva trattarsi
chiaramente di pesce nobile destinato a mense ricche.
Il problema diventava l'inverno e come superarlo.
Normalmente il
pescatore, in quella stagione, raccoglieva conchiglie o agata per rivenderli ad
artigiani che le usavano per i loro lavori.
Altro lavoro certo non pregevole era la raccolta di pietra
pomice, che aveva diverse varianti di colore e tonalità tra il grigio e lo
scuro, il servizio principale aveva valenza
farmaceutica e veniva appunto usato per preparati antidolorifici e per pulire
le mura domestiche.
Un altro lavoro stagionale era il saccheggio di piccoli ed
isolati villaggi, o di vecchi relitti, o in ogni modo la pirateria vera e
propria: certo deprecabile, ma il pescatore d'allora non poteva certo porsi
problemi morali.
A questo proposito
singolare fu la creazione delle prime unità militari che potremmo
definire delle antesignane delle moderne Guardie Costiere, solamente che non
avevano in dotazione mezzi marini ma bensì terrestri, infatti il loro scopo era
quello di scrutare l'orizzonte per intravedere barche sospette e poi
immediatamente riferire per far formare delle unità d'azione rapida contro le
incursioni durante i mesi invernali per l'appunto.
Questo fu ideato soprattutto per sorvegliare le coste
della Massenia e il messaggio doveva arrivare il più velocemente possibile a
Pilo, la capitale.Infatti la tavoletta An 657
descrive abbondantemente l'azione di questi uomini ed in maniera molto
dettagliata (sempre in rapporto all'epoca ovviamente).
Il pescatore fu quindi in buona sostanza un veicolo importante per la struttura socio-economica del tempo, ma sicuramente anche per la valenza militare e di conquista territoriale, fondamentale esempio di dinamismo d’una civiltà in crescita.
Articolo pubblicato anche sul sito “Due Passi nel Mistero” dell’amica Marisa Uberti